Caro Francesco, fa sorridere o piangere sentire Alemanno che ancora sul cancello del carcere annuncia che lavorerà con Vannacci. Le porte della politica non si chiudono mai?
Fabrizio Cottura, Varallo Sesia (Vercelli)
Il carcere lo ha salvato. Entrato il 31 dicembre del 2024 come un tontolone sventato che aveva violato gli orari previsti dai servizi sociali, Gianni Alemanno ne è uscito ieri mattina (mercoledì 24 giugno) con le fanfare e i cori di un eroe dell’innocenza che esibiva su di sé lo scandalo delle prigioni, la barbarie del sovraffollamento, lo strazio di un’umanità oltraggiata, il razzismo degli immigrati che, dice, fanno pagare agli italiani il pizzo per farsi la doccia. Eppure, prima dello struggente arresto la sera del veglione, Alemanno era ridotto alla marginalità di interpretare il fascio-comunista filoputiniano insieme con il compagno Rizzo. Adesso, invece, ai cancelli di Rebibbia, i giornalisti lo hanno accolto come il Che Guevara di Fidel Vannacci, e lo hanno interr…
Caro Francesco, fa sorridere o piangere sentire Alemanno che ancora sul cancello del carcere annuncia che lavorerà con Vannacci. Le porte della politica non si chiudono mai?
Fabrizio Cottura, Varallo Sesia (Vercelli)
Il carcere lo ha salvato. Entrato il 31 dicembre del 2024 come un tontolone sventato che aveva violato gli orari previsti dai servizi sociali, Gianni Alemanno ne è uscito ieri mattina (mercoledì 24 giugno) con le fanfare e i cori di un eroe dell’innocenza che esibiva su di sé lo scandalo delle prigioni, la barbarie del sovraffollamento, lo strazio di un’umanità oltraggiata, il razzismo degli immigrati che, dice, fanno pagare agli italiani il pizzo per farsi la doccia. Eppure, prima dello struggente arresto la sera del veglione, Alemanno era ridotto alla marginalità di interpretare il fascio-comunista filoputiniano insieme con il compagno Rizzo. Adesso, invece, ai cancelli di Rebibbia, i giornalisti lo hanno accolto come il Che Guevara di Fidel Vannacci, e lo hanno interrogato su tutto, da Trump al fine vita. Grazie alla prigione, Alemanno torna a essere, a 66 anni, l’enfant prodige della destra missina, l’inerme che, tra tanti ragazzotti maneschi, Pino Rauti aveva scelto come erede. Il carcere ha cancellato i suoi anni di ministro dell’Agricoltura, quando immergeva gli stivaloni nel fango e si faceva fotografare con la zappa in mano. Sindaco di Roma con almeno 55mila voti di elettori di sinistra che lo preferirono alla stanchezza di un Rutelli bis, nessuno ricorda che faceva assumere ex camerati ed ex cubiste, familiari e famigli. Anche se non è stato peggiore di Marino e Raggi, era però finito nella mediocre corruzione degli ominicchi romani della mezza mafia, roba da servizi sociali appunto. Prima del carcere, insegnava italiano agli immigrati, girava con una vecchia Smart e nonostante che Giorgia Meloni dovesse proprio a lui l’uso della fiamma, si era ridotto a fare in tv l’opinionista di riserva, e forse la pena che più gli pesava era che, tra gli ex ragazzotti di allora, gli preferivano il più ragazzotto di tutti: Italo Bocchino. E invece adesso, con la faccia scavata, la barbetta e una nuova sofferenza cristologica sul viso, il vecchio bambino ricomincia un’ennesima vita alla destra del generale, “feccia” con la nobiltà del carcere.
Caro Merlo, la Finanza dice che ci sono notai, avvocati, commercialisti che lavorano con la criminalità per riciclare soldi. Sono più pericolosi loro o l’immigrato che mi ha fatto sparire la bicicletta?
Luca Cardinalini, Marsciano (Perugia)
Nel 1948 Ladri di biciclette di De Sica e Zavattini commosse il mondo e ancora oggi è considerato il capolavoro che «meglio riflette sui penosi paradossi della povertà, ovunque essa sia, e sui più bassi istinti di conservazione dell’uomo nella disperata lotta per la sopravvivenza» scrisse il New York Times il 13 dicembre 1949. Oggi i ladri di biciclette sono gli immigrati.
Caro Merlo, a “L’Eredità”, domanda: «Contro chi combatteva Don Chisciotte?». Risposta: «Contro Don Rodrigo». A volte leggere troppo può creare confusione.
Sergio Soraci, Roma
La leggerezza dell’umorismo involontario è spesso formidabile e mi ricorda le tante meravigliose gaffe dei cinque stelle al governo.