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Albania, fenicotteri e malaffare. Vasco e il rock, facciamo finta

Tirana (Albania), 21 giugno: in piazza contro il governo Rama (reuters)

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Posta e risposta di venerdì 26 giugno 2026
2 minuti di lettura

Caro Merlo, sono un architetto e docente universitario italo-svizzero di origini albanesi, cresciuto a Rimini e oggi vivo tra Zurigo e Milano. L’Albania è infiammata da oltre venti giorni da proteste senza precedenti. Al “Financial Times” il premier Edi Rama ha dichiarato di non essere un «padrino», sfidando l’opinione pubblica a portargli le prove. Credo che la prova regina sia proprio il libro appena celebrato dal governo, “The Albanian Files”: un catalogo di 523 progetti firmati da 60 archistar estere che fotografa il delirio estetico di un “primo ministro re” che decide tutto da solo, azzerando i vincoli e bandendo i progettisti albanesi. L’Albania sta ricalcando il peggio dell’Italia degli anni ’60 e ’70, tra speculazione selvaggia e “mani sulla città”, senza contare i centri di detenzione temporanea italiani. Ma oggi il popolo scende in piazza, rifiutando di vedere la propria terra ridotta a un luna park finanziario e playground delle archistar.

Lajdi Sulaj

Caro architetto Sulaj…

Caro Merlo, sono un architetto e docente universitario italo-svizzero di origini albanesi, cresciuto a Rimini e oggi vivo tra Zurigo e Milano. L’Albania è infiammata da oltre venti giorni da proteste senza precedenti. Al “Financial Times” il premier Edi Rama ha dichiarato di non essere un «padrino», sfidando l’opinione pubblica a portargli le prove. Credo che la prova regina sia proprio il libro appena celebrato dal governo, “The Albanian Files”: un catalogo di 523 progetti firmati da 60 archistar estere che fotografa il delirio estetico di un “primo ministro re” che decide tutto da solo, azzerando i vincoli e bandendo i progettisti albanesi. L’Albania sta ricalcando il peggio dell’Italia degli anni ’60 e ’70, tra speculazione selvaggia e “mani sulla città”, senza contare i centri di detenzione temporanea italiani. Ma oggi il popolo scende in piazza, rifiutando di vedere la propria terra ridotta a un luna park finanziario e playground delle archistar.

Lajdi Sulaj

Caro architetto Sulaj, con una straordinaria mobilitazione internazionale, gli albanesi che vivono nei più vari Paesi d’Europa stanno organizzando “un turismo di protesta” che li riporta in patria e riempie le piazze contro Edi Rama, la cui decadenza è una parabola sul potere che, come un ingranaggio inesorabile, in 13 anni ha trasformato la favola del leader amato e popolare nell’incubo di un padrino corrotto che sta svendendo e sventrando il Paese. Ed è sciocco e miope che gli architetti coinvolti non siano mai albanesi, neanche uno. La chiamano «la rivoluzione dei fenicotteri» perché il resort che Jared Kushner e sua moglie Ivanka Trump vogliono costruire sui 40mila ettari della laguna di Vjosa-Narta caccerebbe, tra l’altro, anche i famosi fenicotteri rosa. Non mi piacciono gli estremisti dell’ambientalismo che non vogliono costruire nulla ma, nel caso dell’Albania, viva i fenicotteri e abbasso il malaffare.

Caro Merlo, ho apprezzato la musica di Vasco Rossi, una delle poche rock star italiane, ma che tristezza pensarlo sul palco di uno stadio con la fragilità dei suoi 74 anni a cantare come decenni fa. Periodi e contesti diversi, il tempo non passa invano.

Vito Mangano, Roma

Al netto della retorica sugli artisti che non invecchiamo (figuriamoci), nei concerti di Vasco Rossi si vede chiara la malinconia, anche fisica, di una finzione collettiva, con l’obbligo di restare tutti fedeli all’idea dell’artista dalla vita spericolata. E dunque, come con Mick Jagger, con Paul McCartney, con Gianni Morandi…, fingiamo di non vedere l’artifizio giovanilistico del vecchio che saltella goffamente, perché l’eternità del mito custodisce la nostra memoria: proteggiamo la nostra illusione. Solo Bob Dylan si applica con ferocia a smontare il mito di se stesso. Ma è Bob Dylan.

Caro Merlo, ho visto su Rai 5 il concerto dei Pink Floyd a Pompei. Uno dei musicisti porgeva un microfono a un cane che abbaiava. Estro d’artista o modo per épater les bourgeois?

Pasquale Malva, Napoli

È musica. Mozart e Beethoven, che introdussero le disarmonie dei pianoforti e dei violini, avrebbero approvato i rintocchi della campana che Morricone fece suonare quando Clint entrò nel villaggio: «Arriva un suono che non ti aspetti e ti mostra un altro mondo».


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