✕

L’Europa che riceve i talebani. L’inno e il modo di cantarlo

Bruxelles, 23 giugno: la protesta di Amnesty International davanti alla Commissione europea (afp)

Ascolta l'audio

Posta e risposta di sabato 27 giugno 2026
2 minuti di lettura

Caro Merlo, trovo imbarazzante “il patto della vergogna” tra la Commissione europea e gli inviati del governo talebano per il rientro dei migranti afgani. Esistono ancora i rifugiati politici?

Federica Finotto

Anche se non mi pare sia ancora «un patto», è una vergogna che l’Europa tratti con il regime il rimpatrio degli afgani che erano riusciti a sfuggire ai tagliagole talebani. Sono rifugiati politici e, se in Europa hanno commesso dei reati, dovrebbero essere giudicati in Europa e non consegnati ai loro aguzzini. Tanto più che non siamo innocenti. Nel 2021 infatti è stato l’Occidente, che ancora esisteva, a consegnare l’Afghanistan ai talebani. E sono ferite ancora aperte le scene di disperazione, soprattutto delle donne che avevano sperimentato la libertà, che accompagnarono il ritiro da Kabul delle forze americane e della Nato. Da allora, con un fanatismo crescente che somiglia all’ossessione, i talebani si sono impegnati, con un’escalation paranoica, a rendere schiave le donne, …

Caro Merlo, trovo imbarazzante “il patto della vergogna” tra la Commissione europea e gli inviati del governo talebano per il rientro dei migranti afgani. Esistono ancora i rifugiati politici?

Federica Finotto

Anche se non mi pare sia ancora «un patto», è una vergogna che l’Europa tratti con il regime il rimpatrio degli afgani che erano riusciti a sfuggire ai tagliagole talebani. Sono rifugiati politici e, se in Europa hanno commesso dei reati, dovrebbero essere giudicati in Europa e non consegnati ai loro aguzzini. Tanto più che non siamo innocenti. Nel 2021 infatti è stato l’Occidente, che ancora esisteva, a consegnare l’Afghanistan ai talebani. E sono ferite ancora aperte le scene di disperazione, soprattutto delle donne che avevano sperimentato la libertà, che accompagnarono il ritiro da Kabul delle forze americane e della Nato. Da allora, con un fanatismo crescente che somiglia all’ossessione, i talebani si sono impegnati, con un’escalation paranoica, a rendere schiave le donne, tutte le donne, sin da bambine. È una violenza di massa, della quale siamo già corresponsabili, e che torniamo a onorare, a legittimare e a onorare. Perché?

Caro Merlo, ho apprezzato alcuni scritti di Michela Murgia anche se non nutrivo troppa empatia per lei, ma body shame assolutamente no, giudicare un’artista dai suoi connotati fisici è stato un metodo usato durante il fascismo. Eliminare l’opera del denigratore dal premio Strega per quello che ha detto è la stessa operazione: non saper scindere i meriti dell’opera dall’artista ma giudicarla in base a parametri fisici e comportamentali.

Matteo Maurizio Mauro

Condivido la semplicità, la pulizia e la linearità delle sue parole. Aggiungo però che quello che lei chiama il «denigratore» ha attirato su di sé fin troppa attenzione. Non so cosa lei pensi dello Strega, ma quei viaggi in autobus degli autori accaldati in cerca di gloria mi ricordano il Cantagiro, mi sembrano poco dignitosi, e mi pare ovvio che finiscano a pesci, anzi a libri in faccia.

Caro Merlo, correndo in aiuto al Venezuela, Trump potrebbe dare un senso al pomposo Maga.

Patrizia Lintura, Lerici (La Spezia)

Trump ha promesso aiuto, ma avrebbe dovuto già darlo.

Caro Merlo, hai notato che, al momento degli inni, i calciatori o stanno zitti o muovono le labbra in un sussurro incomprensibile? Invece i tifosi li cantano a squarciagola. Forse, oltre a insegnargli a muovere i piedi, dovrebbero curare un po’ di educazione civica?

Sebastiano Puglisi, Pordenone

Ognuno canta l’inno come gli pare. E a volte la compostezza è prova di maturità democratica.

Caro Francesco, non riesco a non pensare ad Alemanno che cerca un’improbabile veste da rivoluzionario alle porte del carcere. Perché invece non sceglie un futuro tra cultura e privato, facilitando la riabilitazione pubblica, se è ciò che desidera?

Sara Prando

Il carcere, che certo ha subìto, ha rilanciato e purificato Alemanno. Non credo che lo abbia rieducato, ma sicuramente lo ha rimesso in gioco. Dovrebbe essergli grato.


Leggi i commenti