Caro Merlo, leggo che è sparito dalla programmazione di settembre di Radio 1 “Lupus in fabula” di Pietrangelo Buttafuoco, che ogni mattina alle 7 meno dieci rendeva più ottimista il mio risveglio. Davvero gli fanno pagare così i russi in Biennale? Miserie!
Federica Righetti, Padova
È un calcio negli stinchi, una punizione, una piccola vendetta a freddo per la libertà che Buttafuoco si prende in Biennale. Ecco cosa aveva detto Meloni: «La scelta sul padiglione russo, il governo ha dichiarato di non condividerla, dopodiché la Biennale è un ente autonomo, e Buttafuoco è una persona capacissima, questa scelta non l’avrei fatta al suo posto». Questo a viso aperto, ma sotto il tavolo gli ha mollato la pedata nascosta, e Lupus in fabula, che era una pillola di letteratura, un libro al giorno in dieci minuti, è stata cancellata, malvolentieri, dal direttore di Radio 1 Nicola Rao, su ordine appunto — lupus in fabula — di palazzo Chigi. Rao, nel suo piccolo, ha fatto quel che Buttafuoco si è ri…
Caro Merlo, leggo che è sparito dalla programmazione di settembre di Radio 1 “Lupus in fabula” di Pietrangelo Buttafuoco, che ogni mattina alle 7 meno dieci rendeva più ottimista il mio risveglio. Davvero gli fanno pagare così i russi in Biennale? Miserie!
Federica Righetti, Padova
È un calcio negli stinchi, una punizione, una piccola vendetta a freddo per la libertà che Buttafuoco si prende in Biennale. Ecco cosa aveva detto Meloni: «La scelta sul padiglione russo, il governo ha dichiarato di non condividerla, dopodiché la Biennale è un ente autonomo, e Buttafuoco è una persona capacissima, questa scelta non l’avrei fatta al suo posto». Questo a viso aperto, ma sotto il tavolo gli ha mollato la pedata nascosta, e Lupus in fabula, che era una pillola di letteratura, un libro al giorno in dieci minuti, è stata cancellata, malvolentieri, dal direttore di Radio 1 Nicola Rao, su ordine appunto — lupus in fabula — di palazzo Chigi. Rao, nel suo piccolo, ha fatto quel che Buttafuoco si è rifiutato di fare alla Biennale: ha obbedito. E dunque, come Bruto e Antonio, se Rao fosse Buttafuoco e Buttafuoco Rao… Le motivazioni sono persino peggiori di quelle già normalmente sgangherate di Telemeloni perché questa volta non colpiscono una programmazione più o meno attribuibile alla sinistra (Caterpillar, per restare in radio), applicando lo spoils system, sia pur degenerato in strapotere. Questa volta colpiscono un disobbediente di casa, gli mollano appunto la pedata nascosta, gli ritirano il patentino di appartenenza, ben sapendo che Buttafuoco non farà mai come Totò che, in difficoltà, si buttava… a sinistra.
Caro Merlo, so che non c’è da scherzare, ma Moretti e Castellucci nella stessa cella, sarebbe un supplemento di pena o un sollievo?
Laura Traverso, Genova
La sua provocazione mi fa pensare che questa è la caldissima estate delle sentenze esemplari, con le condanne di Moretti, Castellucci e del gioielliere Roggero. Sono sentenze forti che lasciano dubbi e accendono conflitti, forse perché tutte e tre sono state emanate per dare risposte ai parenti delle vittime, che in Italia sono una categoria sociale, come i terremotati, gli esodati, i senzatetto, i segnati dal destino, i Filottete, l’eroe abbandonato da Ulisse perché ferito. Ieri, vedendo crollare il Tribunale di Bolzano, veniva facile abusare delle metafore su quest’estate di giustizia esemplare.
Carissimo Merlo, quando ho visto le prime foto di Jannik mi hanno ricordato qualcosa: Gesù e gli apostoli con i riccioli rossi e gli occhi azzurri del “Book of Kells” (sec. VIII, Dublino, Trinity College). Jannik parla tedesco ma è l’ultimo regalo della Gallia Cisalpina (che non è la Padania), appartiene alla linea celtica, che dall’Irlanda attraversa l’Europa passando per la Galizia fino all’Anatolia: possiamo considerarlo uno dei Galati, di cui tanto si preoccupava San Paolo.
Marta Cristiani
Mi smarrisco nella sua affascinante ricostruzione, che mi fa venire in mente il Galata morente, il capolavoro dei Musei capitolini. La bellissima statua onora però la sofferenza del guerriero sconfitto, mentre le immagini di Jannik raccontano la fragilità del guerriero vincitore.