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Così Renzi promuove Vannacci. Nordio, più De André che Hugo

Matteo Renzi (ansa)

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Posta e risposta di giovedì 23 luglio 2026
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Caro Merlo, «nuoto e mezza maratona» propone il generale. «Ma come, mezza?» risponde Renzi dandogli del rammollito. Sembra una sfida tra due amiconi.

Angela Bossi

È un’alternativa al faccia a faccia da Lilli Gruber. Se prendesse piede come superamento dell’ormai consunto talk show si potrebbe organizzare una corsa coi sacchi tra Salvini e Crosetto; Schlein e Meloni si misurerebbero nel kung fu, Nordio e Gratteri a braccio di ferro… Il protagonista è comunque Renzi, che sta promuovendo Vannacci ad avversario, lo tira fuori dall’isolamento per guidarlo come Lucignolo nel Paese dei balocchi e rafforzarlo a scapito di Meloni. E va bene che gli piace la goliardia da Maledetti toscani ma rischia di abbassare sé stesso da furbo a smargiasso. Se, infatti, alla fine perdesse, gli peserebbe più della sconfitta al referendum.

Caro Merlo, ci sarà un giorno in cui la politica cesserà di cavalcare spudoratamente i casi di cronaca per la propaganda? La speranza è l’ultima a morire.

Stefano Mazzant…

Caro Merlo, «nuoto e mezza maratona» propone il generale. «Ma come, mezza?» risponde Renzi dandogli del rammollito. Sembra una sfida tra due amiconi.

Angela Bossi

È un’alternativa al faccia a faccia da Lilli Gruber. Se prendesse piede come superamento dell’ormai consunto talk show si potrebbe organizzare una corsa coi sacchi tra Salvini e Crosetto; Schlein e Meloni si misurerebbero nel kung fu, Nordio e Gratteri a braccio di ferro… Il protagonista è comunque Renzi, che sta promuovendo Vannacci ad avversario, lo tira fuori dall’isolamento per guidarlo come Lucignolo nel Paese dei balocchi e rafforzarlo a scapito di Meloni. E va bene che gli piace la goliardia da Maledetti toscani ma rischia di abbassare sé stesso da furbo a smargiasso. Se, infatti, alla fine perdesse, gli peserebbe più della sconfitta al referendum.

Caro Merlo, ci sarà un giorno in cui la politica cesserà di cavalcare spudoratamente i casi di cronaca per la propaganda? La speranza è l’ultima a morire.

Stefano Mazzanti, Casalguidi (Pistoia)

Non ci sarà. E, se mi permette, spudoratezza e menzogne a parte, la neutralità è una speranza liberticida. La cronaca, infatti, che è stata e sarà sempre maestra di vita, accende il giornalismo, ispira la letteratura, illumina e cambia la politica. Pensi al delitto d’onore, agli aborti clandestini, agli omicidi di mafia, alle devastazioni dell’eroina, alle violenze in famiglia, al caso Cucchi, ai femminicidi… La cronaca, accertando e rispettando con onestà i fatti, tutti e veri, anche nei casi Fakir e Roggero, costringe a una scelta di campo. Non è un lavoro facile, ma è un lavoro politico. Sono stati i grandi cronisti di Repubblica — Aspesi, Rivolta, Bocca, Mafai, Pansa, Guzzanti, D’Avanzo, Messina, Coen, Villoresi, Bonini… — a insegnare agli italiani che tutto è politica, anche i brogliacci di questura, tutti dentro — ricorda? — «una certa idea dell’Italia» che rimane la formula vincente di Ezio Mauro.

Caro Merlo, Nordio pensa di parafrasare Victor Hugo affermando che non è detto che il ladro sia moralmente peggiore del giudice, ma non si accorge della sua gaffe autobiografica!

Gianni Ingrascì, Treviso

Nordio è giudice e anche ministro di Giustizia, una doppia “immoralità” che neppure Victor Hugo era arrivato a immaginare. Forse per lui sarebbe più adatta la fantasia di De André, quello di “attenti al gorilla”.

Caro Merlo, ho 82 anni, 20 anni fa ho perso la mia unica figlia per un tumore. Penso sia giusto che resti senza nome, innominabile appunto, questo dolore assoluto, impensabile.

Carlo Fabrizi, Roma

Ha ragione, anche se a volte il dolore che si può nominare è persino più grande.

Caro Merlo, la nostra meravigliosa lingua non mi definisce, ho perso mio fratello, che da quando avevo 5 anni mi ha accompagnato con una presenza che ha riempito per 50 anni la mia vita di amore, allegria, complicità. Oggi cosa sono? Sorella superstite? L’italiano ha pudore nel definire il dolore?

Catiuscia Scatolini, San Felice Circeo (Latina)

Lei racconta un vuoto che va oltre il grado di parentela. E a conferma delle virtù della nostra lingua, anche il “non si può nominare” è una definizione del dolore.


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