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Il pacifismo tra furbi e fessi. Schlein e il Contino di Mozart

Elly Schlein e Giuseppe Conte (ansa)

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Posta e risposta di giovedì 6 agosto 2026
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Caro Merlo e caro prof. Abbadessa, la vostra corrispondenza mi costringe a precisarvi (pensavo non ve ne fosse bisogno, ma tant’è) che i pacifisti non sono i filorussi. Trattasi di concetti diversi. Così come i produttori di armi non sono i filoccidentali (spero).

Guido Brizzi

Anche se i concetti sono diversi, il risultato è lo stesso: la guerra. Disarmando infatti l’Ucraina, questo “pacifismo” non la consegnerebbe all’Occidente e ai suoi valori “pacifisti” (che lei pensa, chissà perché, di non dovere spiegare), ma all’imperialismo di Putin che, armato sino ai denti e ringalluzzito, ne uscirebbe affamato di nuove guerre. Bel risultato per chi predica la pace; e bella sinistra è quella che abbandona l’aggredito alla furia dell’aggressore. E allora, caro Brizzi, si ricordi della vecchia divisone degli italiani in furbi e in fessi: oggi “pace” è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.

Caro Merlo, su Conte ha ragione Cardi…

Caro Merlo e caro prof. Abbadessa, la vostra corrispondenza mi costringe a precisarvi (pensavo non ve ne fosse bisogno, ma tant’è) che i pacifisti non sono i filorussi. Trattasi di concetti diversi. Così come i produttori di armi non sono i filoccidentali (spero).

Guido Brizzi

Anche se i concetti sono diversi, il risultato è lo stesso: la guerra. Disarmando infatti l’Ucraina, questo “pacifismo” non la consegnerebbe all’Occidente e ai suoi valori “pacifisti” (che lei pensa, chissà perché, di non dovere spiegare), ma all’imperialismo di Putin che, armato sino ai denti e ringalluzzito, ne uscirebbe affamato di nuove guerre. Bel risultato per chi predica la pace; e bella sinistra è quella che abbandona l’aggredito alla furia dell’aggressore. E allora, caro Brizzi, si ricordi della vecchia divisone degli italiani in furbi e in fessi: oggi “pace” è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.

Caro Merlo, su Conte ha ragione Cardinalini: alle primarie non avrà alcun voto dagli elettori Pd. E non so dire quanti 5stelle parteciperanno: qualche dubbio Conte lo deve avere visto il bieco populismo con cui tenta di scaldare la sua piazza. Nessuno di noi elettori del Pd è euforico per l’alleanza con i 5S, ma siamo pragmatici: è l’unico modo per governare questo Paese. Dunque diligentemente ogni volta che siamo stati chiamati a votare il campo largo l’abbiamo fatto, ed è solo per questo che i 5S sono nelle giunte, dove il Pd ha avuto sempre la stragrande maggioranza. Come direbbe Figaro: «Se vuol ballare, signor Contino, il chitarrino le suonerò...». E il chitarrino lo suoniamo noi, non lui.

Donatella Lumini, Firenze

Piacerebbe a Elly Sclhein il paragone con Susanna che, con Figaro, smaschera lo scellerato Conte e lo costringe in ginocchio a implorare il perdono che lei, «testardamente unitaria», gli concede: «Più docile io sono / e dico di sì». La scena è in assoluto tra le più belle della storia della musica (con buona pace dei Perdono, quello di Caterina Caselli e quello di Tiziano Ferro).

Caro Merlo, l’Ue è solidale con la Spagna di Sánchez che ha mandato l’esercito e rimpatriato (rimmigrato) i marocchini o con la Spagna che, prima di Ceuta, li accoglieva?

Alice Dottore, Pescara

Non ci sono due Sánchez, ma capisco la sua provocazione, visto che la solidarietà dell’Europa è arrivata tardi e male. La Spagna è aggredita dalla destra internazionale anche perché ha regolarizzato 840mila immigrati con una partecipazione emotiva popolare controtendenza, che ha coinvolto imprenditori e industriali. Proprio per difendere l’accoglienza Sánchez ha respinto la triste invasione di Ceuta.

Caro Merlo, perché Delmastro non capisce che mantenere il segreto sulle sue chat gli toglie per sempre la libertà?

Laura Traverso, Genova

Le chat, viste e protette dai vertici di Fratelli d’Italia, sono come i dossier che per primo Mussolini insegnò a usare: «Riservato per il Duce». Su suo ordine infatti la polizia fascista “archiviava” le informative sui nemici e soprattutto sugli amici, che tanto più gli restavano fedeli quanto più erano ricattabili.


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