✕

Gedda, quelle tre donne in nero. Basta Giuseppi, ora Pepposky

La firma dell'accordo fra Turchia, Pakistan e Arabia Saudita (ansa)

Ascolta l'audio

Posta e risposta del 9 agosto 2026
2 minuti di lettura

Caro Merlo nella foto a corredo del patto militare fra Turchia, Arabia saudita e Pakistan dietro i tre leader ci sono in piedi tre giovani donne, tutte in nero, con le mani dietro la schiena, come il “riposo” dei militari. Chi sono? Le interpreti? Le “segretarie generali”? Da una parte, mi rallegro: in questi paesi le donne hanno molta difficoltà ad affermarsi, quindi esser parte — anche piccola — di un accordo di tale portata è una conquista. Mi chiedo pure: sono state messe lì per figura?

Donatella Lumini — Firenze

La foto, memoria della cerimonia, è scattata al momento della firma. I tre leader sono seduti, ciascuno alla propria scrivania, e le donne in nero hanno un ruolo e un atteggiamento ancillare: segretarie, vallette, assistenti. E difatti nel breve video pubblicato sui social si avvicinano e porgono le cartelle con il testo da firmare e poi si mettono alle spalle dei leader. Nello sfarzo tutto fasullo di marmi e di ori, con la pretesa di fare di Gedda la Yalta del Mar Rosso,…

Caro Merlo nella foto a corredo del patto militare fra Turchia, Arabia saudita e Pakistan dietro i tre leader ci sono in piedi tre giovani donne, tutte in nero, con le mani dietro la schiena, come il “riposo” dei militari. Chi sono? Le interpreti? Le “segretarie generali”? Da una parte, mi rallegro: in questi paesi le donne hanno molta difficoltà ad affermarsi, quindi esser parte — anche piccola — di un accordo di tale portata è una conquista. Mi chiedo pure: sono state messe lì per figura?

Donatella Lumini — Firenze

La foto, memoria della cerimonia, è scattata al momento della firma. I tre leader sono seduti, ciascuno alla propria scrivania, e le donne in nero hanno un ruolo e un atteggiamento ancillare: segretarie, vallette, assistenti. E difatti nel breve video pubblicato sui social si avvicinano e porgono le cartelle con il testo da firmare e poi si mettono alle spalle dei leader. Nello sfarzo tutto fasullo di marmi e di ori, con la pretesa di fare di Gedda la Yalta del Mar Rosso, quelle tre signore in nero, nonostante gli abiti mortificanti, danno comunque un tocco di grazia, versione mediorientale delle belle statuine, mentre bin Salman al centro, Erdogan alla sua destra e Sharif alla sua sinistra sembrano gli animali impagliati. Aggiungo che la cerimonia imita la solennità occidentale. Anche all’Eliseo e al Quirinale ci sono arredi che nella realtà non esistono. Per non parlare degli eccessi estetici di Trump che ama il barocco nel grattacielo.

Caro Merlo, non crede che Giorgia Meloni abbia aggredito la Spagna di Sánchez per compiacere Trump e recuperare il rapporto con lui? Penso che aspettasse con ansia l’occasione per dimostragli la propria fedeltà politica, da quando il bestione americano aveva reagito alle solite moine di Giorgia con la volgarità: “Mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena”. La Meloni ebbe la solidarietà del presidente Mattarella e anche di Elly Schlein. Ho sempre pensato che non bisognasse dargliela.

Marilisa Cucchiara — Avellino

Sicuramente la reazione di Meloni a Trump — “io e l’Italia non imploriamo mai” — le aveva permesso di raccontarsi fiera e indipendente verso l’alleato che si sentiva tradito. La solidarietà le era dovuta anche come incoraggiamento. Invece, adesso è sciagurata la scelta servile di ripristinare i controlli con la Spagna. Sul piano pratico, non avendo confini comuni, stiamo solo infastidendo negli aeroporti i tanti spagnoli che vengono in Italia. Sul piano simbolico, invece, Meloni, mentre tradisce l’Europa e le sue regole, offende un Paese che, per storia personale, non può non amare. Tornerà dentro le foto con Trump, ma gli spagnoli, per come sono fatti, non la perdoneranno.

Caro Merlo, ci vorrebbe una telefonata di Conte a Putin per far smettere di chiamarlo “Giuseppi”. Mi sono immaginata che Vladìmir (accento sulla prima i, ma sbagliano tutti) non appena squilla il telefono, in trepidante attesa, dica: “Hallo, Pepposki”. Finalmente Belpietro smetterebbe con Giuseppi e passerebbe al Pepposki. Crede che possa succedere?

Silvana Cabrini

Per facilitare questo necessario cambiamento ghigliottiniamo “Giuseppi”.

Leggi i commenti