Caro Merlo, siamo davvero più colti della destra?
Laura Traverso, Genova
No, anzi sì, ma non ci fa bene. Anche se si legge di più, se università e scuole superiori sono schierate a sinistra, e così gli artisti, il cinema, il teatro, le biennali, le triennali e le quadriennali, a sinistra abbiamo perso il contatto con la realtà: molto danaro pubblico e nessun mercato libero, e dunque sempre più pappa convenzionale. La nuova decadenza è di sinistra, l’ultimo tramonto dell’occidente è di sinistra. Sono a sinistra le case editrici, i musicisti e i conservatori musicali, i disegnatori di fumetti… Il disagio dell’abbondanza ha generato conformismo, depresso la creatività, addomesticato le avanguardie, messo sotto controllo la libertà e la modernità… Troppa cultura fa male alla cultura: c’è da riconquistare un’Italia colta che non vota più, o vota a destra.
Caro Merlo, baloccarsi sul dilemma primarie-programma mi sembra il modo migliore per spianare la strada al secondo mandato di Meloni. Pe…
Caro Merlo, siamo davvero più colti della destra?
Laura Traverso, Genova
No, anzi sì, ma non ci fa bene. Anche se si legge di più, se università e scuole superiori sono schierate a sinistra, e così gli artisti, il cinema, il teatro, le biennali, le triennali e le quadriennali, a sinistra abbiamo perso il contatto con la realtà: molto danaro pubblico e nessun mercato libero, e dunque sempre più pappa convenzionale. La nuova decadenza è di sinistra, l’ultimo tramonto dell’occidente è di sinistra. Sono a sinistra le case editrici, i musicisti e i conservatori musicali, i disegnatori di fumetti… Il disagio dell’abbondanza ha generato conformismo, depresso la creatività, addomesticato le avanguardie, messo sotto controllo la libertà e la modernità… Troppa cultura fa male alla cultura: c’è da riconquistare un’Italia colta che non vota più, o vota a destra.
Caro Merlo, baloccarsi sul dilemma primarie-programma mi sembra il modo migliore per spianare la strada al secondo mandato di Meloni. Per cui sottoscrivo “toto corde” l’appello del lettore Antonio Miralto per uno sciopero anti primarie (se e quando si terranno).
Antonio Antonelli, Roma
Capisco che possa far sorridere l’idea dello «sciopero», o non partecipazione o astensione, ma l’insistenza di Conte sta diventando malandrina, un ricatto e una prepotenza da guapperia.
Caro Merlo, di tutto l’affaire Ranucci-Lavitola ciò che mi ha più indignato sono state le foto di quest’ultimo a cavallo di un leone ucciso (si presume) dal suo fucile e di un’altra sua vittima, un nobile elefante. Mi viene da gridargli: scendi da quell’animale, bestia!
Carla Perugini, Avellino
Ripropongo una vecchia intercettazione di Lavitola dei tempi in cui cercava di truffare Berlusconi: «Io faccio caccia grossa» diceva, e allora come oggi non era solo un mitomane che parlava per metafore. Era il bracconiere che raccontava sé stesso così: «Quando sparo a un animale pericoloso, pure se è caduto, io, dopo che è caduto a terra, gli sparo un’altra volta». E, parola dopo parola, diventava il trucido protagonista della Pulp Fiction italiana: «Poi gli metto la canna del fucile vicino all’occhio per vedere se si muove. E poi gli risparo un’altra volta pure se è morto. E che ci perdi, una cartuccia? Che te ne fotte?». La storia e la cronaca d’Italia sono piene di millantatori e di truffatori. E però qui l’anomalia non è Lavitola, non è l’imbroglione, ma sono gli imbrogliati.
Caro Merlo, è vero, i cinesi falsificano l’aritmetica. Ma se la piena del Trishuli interessa pochi km in Cina in una zona disabitata e centinaia di km in Nepal dove vivevano migliaia di persone, i dati riferiti non sono così astrusi.
Domenico Bonometti, Brescia
I dati riferiti dalla Cina — 7 morti — non sono astrusi, sono ridicoli, perché la sola fonte di informazione sul Tibet è quella di Stato ed è vietato sui social contraddire i numeri ufficiali che, secondo i giornali di tutto il mondo, non sono realistici. Le ricordo che a Wuhan, dove la micidiale pandemia di Covid si era originata, i morti erano quattro.