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La sinistra mette all’angolo Meloni. Funerali, c’è senso nell’applauso

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Posta e risposta del 12 settembre
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Caro Merlo, ma non era Giorgia Meloni quella “non ricattabile”? Di fronte allo spauracchio del voto di Forza Italia contro le preferenze, che avrebbe causato la fine del governo, ha fatto subito marcia indietro.

Maurizio Battilocchi

Evviva la sinistra che ha finalmente fatto una mossa politica azzeccata.

Caro Merlo, spenda due parole, per favore, sulla straordinaria notizia di oggi su Repubblica. A Ginostra, isola di Stromboli, dopo trent’anni, si è riaperta la scuola per una bambina di sei anni, una sola, accolta da una maestra sorridente. La civiltà, lo Spirito Oggettivo, direbbe Hegel, resiste. Questa volta ha vinto.

Giovanni Tesone — Roma

Gaetano Savatteri ne ha fatto un racconto affascinante, una pagina di lin«aetteratura, ma Hegel si mobilitava solo per… Napoleone.

Caro Merlo, cosa sono diventati i funerali oggi? Un happening, con gli applausi, le coreografie, i palloncini... Se dovessi scriverne come titolo proporrei: ‘Un bell’applauso di raccoglimento’. Fa così paura il sile…

Caro Merlo, ma non era Giorgia Meloni quella “non ricattabile”? Di fronte allo spauracchio del voto di Forza Italia contro le preferenze, che avrebbe causato la fine del governo, ha fatto subito marcia indietro.

Maurizio Battilocchi

Evviva la sinistra che ha finalmente fatto una mossa politica azzeccata.

Caro Merlo, spenda due parole, per favore, sulla straordinaria notizia di oggi su Repubblica. A Ginostra, isola di Stromboli, dopo trent’anni, si è riaperta la scuola per una bambina di sei anni, una sola, accolta da una maestra sorridente. La civiltà, lo Spirito Oggettivo, direbbe Hegel, resiste. Questa volta ha vinto.

Giovanni Tesone — Roma

Gaetano Savatteri ne ha fatto un racconto affascinante, una pagina di lin«aetteratura, ma Hegel si mobilitava solo per… Napoleone.

Caro Merlo, cosa sono diventati i funerali oggi? Un happening, con gli applausi, le coreografie, i palloncini... Se dovessi scriverne come titolo proporrei: ‘Un bell’applauso di raccoglimento’. Fa così paura il silenzio?

Sergio Soraci — Roma

Mi è capitato, al funerale di un amico, di sentirmi a disagio perché non mi univo — io solo — agli applausi attorno alla bara in noce chiaro con il grande crocifisso sul coperchio. Cosa applaudivano? Non certo la morte. Ciascuno applaudiva il proprio ricordo, rievocava con la forza delle mani il pezzetto di una storia comune. E allora, alla fine dell’omelia, ho applaudito anche io, e con emozione sincera. Conformismo? Mi sono ricordato di altri funerali strazianti, di una donna che, sostenuta nel suo dolore da altre donne, non si reggeva in piedi e ogni tanto rantolava. E se fossero, gli applausi, la variante composta ed elegante di quel nostro antico piangere e gridare, della civiltà meridionale del dolore esibito? Solo nei talk show gli applausi sono finti, eseguiti a comando da comparse a pagamento.

Caro Merlo, un vecchio contadino mi disse anni fa: ci sono due modi per fare morire un albero. O lo tagli subito senza pensarci troppo oppure poco a poco gli riduci l’acqua e morirà secco. Sanità e Scuola pubblica moriranno secchi.

Piero Orrù

Il sistema sanitario nazionale è sotto attacco sin da quando fu inventato nel 1978 da Tina Anselmi e da Giovanni Berlinguer. È un delitto di lunga durata, un progetto distruttivo dove c’è più destra che nelle pagliacciate di Vannacci. E gli insegnanti italiani, sottopagati, senza le luci della tv né il conforto della politica, sono gli eroi muti d’Italia.

Caro Merlo, con Enzo Zappulla scompare un uomo che per tutta la vita ha raccolto ciò che rischiava di andare perduto: attori, scrittori, fotografie, gesti, voci, storie della letteratura e del teatro siciliani: Federico De Roberto, Ercole Patti, Pirandello, Martoglio, Musco, Giovanni Grasso, Turi Ferro. Lo ha fatto con una passione ostinata, costruendo insieme alla moglie Sarah Zappulla Muscarà un vero, prezioso museo.

Andrea Giuseppe Cerra

Enzo Zappulla rendeva viva la memoria perché sapeva che può scomparire. Noi rischiamo di perderla perché crediamo di averla conservata tutta.

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