Caro Merlo, riarmo è senz’altro una brutta parola, suona male alle orecchie di chi, come me, ama la pace. Riarmo è una parola che va cambiata. Ma penso sia giusto anche distinguere fra sistemi di difesa satellitari (benedetti) e mezzi di attacco e distruzione (maledetti). Distinguere non è spaccare il capello: un conto è armarsi di spade, un conto armarsi di scudi. Un conto è fornire strumenti per proteggere un asilo nido dai bombardamenti, un conto è bombardarlo. O no?
Nicola Piovani
È brutta la parola riarmo perché è brutta la cosa. E la sua tormentata distinzione, caro maestro Piovani, alla fine ne illumina la terribile necessità. È infatti una distinzione etica, che vale come bussola, come principio. In concreto, nessuno schiva il colpo senza una reazione. Se hai evitato il pugno devi poi neutralizzare l’aggressore, magari con un calcio alle gambe per farlo cadere. E poi però nella zuffa si perdono i controlli e anche i buoni si sporcano. E alla fine per non soccombere, i buoni de…
Caro Merlo, riarmo è senz’altro una brutta parola, suona male alle orecchie di chi, come me, ama la pace. Riarmo è una parola che va cambiata. Ma penso sia giusto anche distinguere fra sistemi di difesa satellitari (benedetti) e mezzi di attacco e distruzione (maledetti). Distinguere non è spaccare il capello: un conto è armarsi di spade, un conto armarsi di scudi. Un conto è fornire strumenti per proteggere un asilo nido dai bombardamenti, un conto è bombardarlo. O no?
Nicola Piovani
È brutta la parola riarmo perché è brutta la cosa. E la sua tormentata distinzione, caro maestro Piovani, alla fine ne illumina la terribile necessità. È infatti una distinzione etica, che vale come bussola, come principio. In concreto, nessuno schiva il colpo senza una reazione. Se hai evitato il pugno devi poi neutralizzare l’aggressore, magari con un calcio alle gambe per farlo cadere. E poi però nella zuffa si perdono i controlli e anche i buoni si sporcano. E alla fine per non soccombere, i buoni devono vincere con gli stessi benedetti satelliti, che non guidano solo i droni che intercettano i missili, ma anche i droni d’attacco. Il problema dunque non sono le armi, ma i nazionalismi che impongono a tutti il riarmo, perché, come diceva Mitterrand, «il nazionalismo è la guerra».
Caro Merlo, dopo l’accoltellamento a Roma della professoressa da parte di uno studente oggi tutti si interrogano sulla mancanza di rispetto per il corpo docente. Ma chi deve impartire le norme? Rispettare, alla lettera, non significa temere o sottomettersi ma fermarsi a guardare con attenzione (re-specere), distogliendo lo sguardo dalla propria fretta o dal proprio ego per riconoscere l’altro. Cosa ne pensi se a fare il primo passo per favorire il riconoscimento del ruolo dei prof fosse lo Stato? Raddoppiando gli stipendi, ad esempio, e portandoli alla media europea, restituendo ai docenti, com’è avvenuto per secoli, il rango di élite dal valore intangibile e da tutti condiviso. Cosicché non dico un ragazzo ma nemmeno un genitore qualsiasi, come oggi avviene di frequente, possa mai immaginare di prenderli a sberle.
Mirella Serri
Cara Mirella, hai ragione, bisogna cominciare con il raddoppiare gli stipendi per restituire fascino e credito sociale agli insegnanti che ancora oggi sono la forza della scuola italiana. Che ne sa il ministro Valditara dell’eroismo senza incantesimi e senza proclami degli insegnanti in questi universi di umanità caotica che, nelle realtà marginali, non somigliano più alla scuola? E cosa può saperne l’Ocse di un magistero che non diventa mai documento o monumento, di un insegnante che al Sud impiega meno tempo a spiegare il participio passato che a scontrarsi con i suoi allievi, a metter pace tra di loro, a intercettare minacce, a scoprire e a coprire reati? E siamo sicuri che davanti ai bulli che sfottono un ragazzino effeminato bisogna denunziare tutto e sbattere lui e loro sui giornali? Cara Mirella, sì, è vero, a volte li accoltellano e altre volte li picchiano, ma i ragazzi hanno più rispetto per gli insegnanti di quanto ne abbia lo Stato, che — ecco le sue coltellate — li maltratta, li sottopaga e li degrada a fannulloni.