Caro Merlo, la cronaca purtroppo ci informa dell’ennesima tragedia di una persona morta sul lavoro a Roma. Non sembra anche a lei che questa sia una vera emergenza da risolvere subito con un disegno di legge in materia di prevenzione? Purtroppo l’emergenza sembra quella delle classi con alunni stranieri e lì, per ragioni elettorali, si decreta immediatamente.
Stefano Mazzanti, Casalguidi (Pistoia)
La sicurezza è una scienza che, se fosse applicata da tutti e con rigore, eliminerebbe l’abuso dell’espressione “tragica fatalità”. La morte sul lavoro non è mai una tragica fatalità. E neppure al Colosseo lo è stata.
Caro Merlo, ha mai visto una donna col burqa in Italia? Lo portano le donne afghane e poche altre. Allora perché i giornali, compresa la Repubblica, usano questa parola anziché hijab?
Enrico Tasca, Sanremo
Mi è capitato di vedere anche in Italia qualche donna (pochissime) con il burqa e qualcuna di più con lo hijab, che non copre il volto. Giorgia Meloni vuole che a scuola non …
Caro Merlo, la cronaca purtroppo ci informa dell’ennesima tragedia di una persona morta sul lavoro a Roma. Non sembra anche a lei che questa sia una vera emergenza da risolvere subito con un disegno di legge in materia di prevenzione? Purtroppo l’emergenza sembra quella delle classi con alunni stranieri e lì, per ragioni elettorali, si decreta immediatamente.
Stefano Mazzanti, Casalguidi (Pistoia)
La sicurezza è una scienza che, se fosse applicata da tutti e con rigore, eliminerebbe l’abuso dell’espressione “tragica fatalità”. La morte sul lavoro non è mai una tragica fatalità. E neppure al Colosseo lo è stata.
Caro Merlo, ha mai visto una donna col burqa in Italia? Lo portano le donne afghane e poche altre. Allora perché i giornali, compresa la Repubblica, usano questa parola anziché hijab?
Enrico Tasca, Sanremo
Mi è capitato di vedere anche in Italia qualche donna (pochissime) con il burqa e qualcuna di più con lo hijab, che non copre il volto. Giorgia Meloni vuole che a scuola non ci sia nessuno con il viso coperto e dunque proibisce gli indumenti che lo coprono: burqa e niqab, che lascia visibili gli occhi. Nei titoli di giornale, che sono più efficaci che rigorosi, si generalizza con “il burqa”, che è più conosciuto anche perché, essendo quello che copre di più, è il più spettacolare. Il vocabolario islamico comprende molte altre varianti. Temo che la voglia di semplificare coinvolga sia quelli che “tutto è burqa” (noi giornalisti) sia quelli che “tutto è hijab” (lei, caro Tasca).
Caro Merlo, quando lavoravo ho usufruito del lavoro a distanza (unico effetto positivo della pandemia) e le posso assicurare che, per l’azienda, i risultati sono stati ottimi, forse migliori del lavoro in ufficio. Questo grazie all’ottimizzazione dei tempi morti: niente chiacchiere, talvolta pausa caffè o pranzo fatte lavorando, niente stress per i tragitti casa/lavoro. Contesto la sua definizione: «una trovata per lavorare meno». Inopportuna.
Gabriele Panza
Le ripeto che smart vuol dire brillante, sveglio, scaltro, sagace, furbo e smart working è l’espressione (in inglese non esiste) che solo in Italia rende il lavoro smart: furbo. E infatti lo alleggerisce, lo svuota, lo impoverisce perché stai a casa dove fai anche altro, senza rapporti reali con i colleghi e dunque senza quegli scambi, quei confronti e anche quelle chiacchiere che stimolano la fantasia e la creatività. E spesso si perde anche il decoro perché a casa in tanti stanno “in mutande” e si sa che l’abito fa il monaco… Ecco, lei chiama tutto questo ottimizzazione perché a prima botta fa risparmiare. In realtà, impoverisce le aziende che infatti nel mondo anglosassone stanno cercando con ogni mezzo, anche economico, di riportare tutti in ufficio.
Caro Merlo, finalmente i sondaggi raccontano un’Italia che non crede più nel governo Meloni e una sinistra che non vuole le primarie, ma tra Schlein e Conte preferisce Schlein. Era ora.
Marcella Pacini, Milano
Mi dia retta, non creda mai ai sondaggi, neppure a quelli che ci piacciono.