Caro Merlo, quante volte abbiamo sentito affibbiare l’etichetta radical chic ai politici e ai cosiddetti intellettuali di sinistra. Ora che la presidente del Consiglio ha fatto la passerella alla Milano fashion week possiamo parlare di Cafonal Chic?
Nicola Galiano, Giugliano (Napoli)
No. È invece un’istruttiva lezione di storia italiana, il riassunto della progressiva evoluzione del gusto nazionale.
Caro Merlo, nei primi anni ’70 lavoravo a Zurigo. Ero un ragazzo di meno di 20 anni. I miei compaesani che risiedevano lì da tempo non parlavano bene il tedesco. Al contrario i bimbi erano perfettamente integrati nel contesto scolastico. Senza minacce decretate.
Leonello Diversi, Barga (Lucca)
Non c’è dubbio che la lingua sia inclusiva, ma nel Paese che pasticcia con le lingue, è becera intolleranza l’intransigenza linguistica verso i genitori di bambini che frequentano la scuola e dunque parlano italiano, ma non in casa. Ci sono italiani molto benestanti che iscrivono i loro figli in sc…
Caro Merlo, quante volte abbiamo sentito affibbiare l’etichetta radical chic ai politici e ai cosiddetti intellettuali di sinistra. Ora che la presidente del Consiglio ha fatto la passerella alla Milano fashion week possiamo parlare di Cafonal Chic?
Nicola Galiano, Giugliano (Napoli)
No. È invece un’istruttiva lezione di storia italiana, il riassunto della progressiva evoluzione del gusto nazionale.
Caro Merlo, nei primi anni ’70 lavoravo a Zurigo. Ero un ragazzo di meno di 20 anni. I miei compaesani che risiedevano lì da tempo non parlavano bene il tedesco. Al contrario i bimbi erano perfettamente integrati nel contesto scolastico. Senza minacce decretate.
Leonello Diversi, Barga (Lucca)
Non c’è dubbio che la lingua sia inclusiva, ma nel Paese che pasticcia con le lingue, è becera intolleranza l’intransigenza linguistica verso i genitori di bambini che frequentano la scuola e dunque parlano italiano, ma non in casa. Ci sono italiani molto benestanti che iscrivono i loro figli in scuole tedesche o inglesi o francesi e non parlano le lingue dei loro figli. Ci sono italiani che, all’estero, anche se benestanti, non solo masticano male la lingua dei Paesi che li ospitano, ma si arrangiano alla meno peggio con l’inglese, che è la lingua della democrazia, al punto che, usandolo e migliorandolo, anche l’italiano diventa migliore. Non possiamo dare a nessuno lezioni di lingua.
Caro Merlo, mi sembra tanto che l’abito di molte monache sia simile ai vituperati hijab. Non le pare?
Ugo Bouché, Napoli
Sì, è una somiglianza evidente. Ma la domanda è: quella donna può togliersi il velo? La suora sceglie di farsi suora e indossare il velo e gli altri abiti simili allo hijab. E invece la donna musulmana non sceglie: “deve” indossare lo hijab. Da un lato c’è dunque la libertà della donna e dall’altro la mortificazione della donna.
Caro Merlo, come Melania che rimpiange l’infanzia nella Slovenia comunista, anche la mia badante rumena rimpiange Ceausescu. E mia mamma, nata nel 1922, ha avuto un’infanzia bellissima da Giovane Italiana e rimpiangeva Mussolini.
Fabrizio Bonfigli, Trieste
La nostalgia è una trappola reazionaria, il rifiuto della realtà e il rifugio nel passato. Umberto Eco confessò di provare nostalgia per «gli orribili anni Quaranta», quando si tremava «di freddo e di paura». Ricordo con tenerezza — scrisse — «le notti passate nel rifugio antiaereo: in pigiama e cappotto in un sotterraneo umido di cemento armato, illuminato da lampadine fioche». La nostalgia nevrotica disprezza il presente. L’ungherese Imre Kertész (Nobel nel 2002) raccontò nel suo bellissimo Essere senza destino la nostalgia per il campo di concentramento dove era stato internato all’età di 15 anni. Secondo Kertész la società ungherese nella quale viveva non era degna dei morti nel lager.
Caro Merlo, è verosimile un attacco russo all’Europa?
Mario Finocchiaro
I danesi, la Cia, i polacchi, Macron e gli inglesi prevedono attentati nei Paesi che sostengono Kiev e dunque anche in Italia: non guerra ma terrorismo.