Caro Merlo, ha letto il libro di D’Alema? Io credo che a quel D’Alema che si racconta come un supereroe della sinistra, il primo a non credere sia proprio lui. Ho votato per tutta la vita Pci e poi ne ho seguito le infinite trasformazioni sino all’attuale Pd e alla sua segretaria Elly Schlein, di cui sono il più convinto dei sostenitori. Ma mentre leggevo questa autobiografia sorridevo e mi immalinconivo. Ammetto che per un certo periodo abbiamo tutti subito il fascino machiavellico del leader super intelligente ma spregiudicato. E abbiamo persino giustificato il D’Alema che pugnalava alle spalle Occhetto, Veltroni, Prodi... Solo in questo il libro dice la verità: per un po’ D’Alema eravamo tutti noi.
Ennio Ricci — Roma
È vero, D’Alema racconta di sé stesso, con fierezza e con tenerezza, l’epica politica e anche sessuale (con brevi accenni alla Ranucci, per intenderci). Ma non spende neppure una parola per smontare l’idea, così diffusa, che lui sia — come disse Occhetto — “il serial k…
Caro Merlo, ha letto il libro di D’Alema? Io credo che a quel D’Alema che si racconta come un supereroe della sinistra, il primo a non credere sia proprio lui. Ho votato per tutta la vita Pci e poi ne ho seguito le infinite trasformazioni sino all’attuale Pd e alla sua segretaria Elly Schlein, di cui sono il più convinto dei sostenitori. Ma mentre leggevo questa autobiografia sorridevo e mi immalinconivo. Ammetto che per un certo periodo abbiamo tutti subito il fascino machiavellico del leader super intelligente ma spregiudicato. E abbiamo persino giustificato il D’Alema che pugnalava alle spalle Occhetto, Veltroni, Prodi... Solo in questo il libro dice la verità: per un po’ D’Alema eravamo tutti noi.
Ennio Ricci — Roma
È vero, D’Alema racconta di sé stesso, con fierezza e con tenerezza, l’epica politica e anche sessuale (con brevi accenni alla Ranucci, per intenderci). Ma non spende neppure una parola per smontare l’idea, così diffusa, che lui sia — come disse Occhetto — “il serial killer della sinistra”. E che nei suoi “baffi di ferro”, simbolici quanto la gobba di Andreotti, sia rimasta impigliata la sinistra che non riusciva a farsi moderna restando sinistra. Su D’Alema si concentrano infatti umori, ambiguità, trame, inciuci, affari, ombre cinesi. Perché non ne ha spiegato le ragioni? In questo libro il domatore di ribelli diventa ribelle indomabile, il Rambo si traveste da Rimbaud.
E si descrive come un purissimo berlingueriano, anche se si deve a lui la trasformazione di quell’antropologia sobria e pulitissima in quell’altra del leader con le scarpe fatte a mano e la barca a vela, che entrava in porto con spericolate manovre muscolari. Non c’è simbolo dell’Italietta dei parvenu che D’Alema si sia fatto mancare, compresa la produzione di vino e le cene stellari, il risotto da Vespa e poi le foto opportunity a Pechino con i peggiori dittatori del mondo. Ed è diventato consulente geopolitico, mediatore d’affari anche militari, parodiando Tony Blair, con molto meno rumore e più imbarazzo e pudore. E ancora oggi gli esegeti si appassionano su quanta mano di Bertinotti e quanta di D’Alema ci sia stata nella caduta del governo Prodi. Sul sabotaggio della candidatura di Prodi al Quirinale invece nessuno ha dubbi: la carica dei 101 la ispirò D’Alema. Ecco, anche se fossero solo menzogne delle “jene dattilografe”, tutte queste “calunnie” meriterebbero comunque un’attenta spiegazione. Forza, allora, D’Alema, rimettiti i baffi e torna a scrivere: la verità sta sempre nel secondo volume.
Caro Merlo, Salvini ha vinto il suo congresso e i governatori leghisti del nord, dopo messi di ruggiti si sono subito arresi.
Gigliola Morra — Vicenza
Da anni qui diciamo che Zaia, Fedriga… e soprattutto il ministro Giorgetti interpretano la parte della Lega che vuole liberarsi della Lega. Le ripeto che non credo alla faccia gentile e affidabile dei leghisti che si logorano nel tenersi fuori dall’estremismo standoci dentro. Spacciano per saggezza da statisti la prudenza del coniglio.
Caro Merlo, non crede che sia da ghigliottinare “diciamo”, che è l’intercalare di chi non dice niente?
Rosanna Marcellini — Pavia
Diciamo che “diciamo” merita una ghigliottina multipla con le sue varianti “diciamolo”, “diciamo così” e “diciamolo pure”.