Caro Merlo, ma come si fa a non essere d’accordo con Meloni che lamenta il fatto che la Francia o la Germania procedano da sole in materia di politica estera o di difesa, invece di concorrere a decidere insieme con gli altri Paesi europei una posizione comune? Poi, uno si domanda: ma non era la stessa Meloni a lamentare un eccesso di centralizzazione europea e la necessità di restituire agli Stati nazionali maggiori spazi di autonomia e di iniziativa? Ora, la presidente del Consiglio scopre che la Germania o la Francia da sole contano qualcosa, mentre l’Italia non conta niente. Una volta si diceva: «tu l’as voulu» George Dandin. Ma si trattava di un marito tradito...
Giorgio La Malfa
Forse Molière non è più di moda, caro La Malfa; certamente Meloni non sa di dovere a sé stessa i tradimenti dell’Europa e dunque non confessa come George Dandin: «Te la sei voluta, Giorgia».
Caro Merlo, non crede che dovremmo smettere di dare importanza a tutti questi allarmi per la bomba, così facili da …
Caro Merlo, ma come si fa a non essere d’accordo con Meloni che lamenta il fatto che la Francia o la Germania procedano da sole in materia di politica estera o di difesa, invece di concorrere a decidere insieme con gli altri Paesi europei una posizione comune? Poi, uno si domanda: ma non era la stessa Meloni a lamentare un eccesso di centralizzazione europea e la necessità di restituire agli Stati nazionali maggiori spazi di autonomia e di iniziativa? Ora, la presidente del Consiglio scopre che la Germania o la Francia da sole contano qualcosa, mentre l’Italia non conta niente. Una volta si diceva: «tu l’as voulu» George Dandin. Ma si trattava di un marito tradito...
Giorgio La Malfa
Forse Molière non è più di moda, caro La Malfa; certamente Meloni non sa di dovere a sé stessa i tradimenti dell’Europa e dunque non confessa come George Dandin: «Te la sei voluta, Giorgia».
Caro Merlo, non crede che dovremmo smettere di dare importanza a tutti questi allarmi per la bomba, così facili da provocare? In fondo bastano una mail o una telefonata per fermare aerei, treni, uffici, governi…
Andrea Filippi, Cecina (Livorno)
Temo, al contrario, l’assuefazione al falso allarme, l’abitudine all’idea pigra che l’attentato si consumi, come in Godot, nell’attesa stessa. E così quando la bomba ci sarà davvero, diventerà inutile gridare «al lupo al lupo».
Caro Merlo, anch’io ho un grande rispetto per la pubblicità, a maggior ragione quando una immaginifica cantante come Mina canta «dammi la mano» come sottofondo per la pubblicità di una banca. Potrebbe cantare anche il bugiardino di un farmaco. È unica.
Sergio Giucastro, Milano
Rispettare la pubblicità significa valutarla come un necessario ma misurato strumento economico. Nel merito tutti sappiamo che la pubblicità deve essere esplicitamente dichiarata come pubblicità, e che per legge non può essere falsa anche se, per sua natura, non è mai completamente vera: elogia, esagera, loda e magnifica, ma né la voce di Mina né la musica di Beethoven certificano la qualità di una banca. L’importante infatti è che tutti sappiano che quella pubblicità non sta informando, ma vendendo. Trovo che su Internet la pubblicità stia diventando troppo invadente, a volte incontrollabile e persino controproducente, come nel peggiore imbonimento di piazza.
Caro Merlo, leggo su Dagospia che Marco Giusti in risposta alle sue osservazioni sulla mediocre volgarità del film “La chiave” sostiene che Tinto Brass non era volgare né mediocre perché «usava il sesso per attaccare il potere».
Mario Ancellini
Marco Giusti è un critico troppo accorto per non capire che la formula liberatoria e sessantottina del «sesso contro il potere» non certifica la qualità ed è applicabile anche a tutta la pornografia, al rutto in mutande, al Venticello di er Monnezza, alle macchiette scurrili di Alvaro Vitali e al fondoschiena bene illuminato dalla pelosetta macchina da presa di Tinto Brass, che con il suo sigaro in bocca si credeva l’Al Capone dell’erotismo. Tutti e sempre «contro il potere».