Lessico e Nuvole

Parole ingannatrici

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"Doukipudonktan, se demanda Gabriel excéde". È facile pensare che l'incipit linguisticamente più astruso del Novecento sia quello di Finnegans Wake di James Joyce: "riverrun, past Eve and Adam's, from swerve of shore to bend of bay, brings us by a commodius vicus of recirculation back to Howth Castle and Environs". Qui per capire ci si rompe la testa, e comunque non ci si arriva. Il traduttore Luigi Schenoni ha reso la prima parola, riverrun, come "fluidofiume".

L'altro incipit, invece, è quello di Zazie dans le métro di Raymond Queneau, e a orecchie francesi rivela subito il suo mistero. È una trascrizione più vicina ai suoni della frase "D'ou qu'il pue donc tant...". La traduzione italiana, di Franco Fortini, incomincia così: "Macchiffastapuzza, si chiese Gabriel, arcistufo". Compito a casa: confrontate la frase francese di partenza ("D'ou qui...") e quella di arrivo ("Douki..."), quella italiana di partenza ("Ma chi fa...") e quella di arrivo ("Macchiffa...") e trovate la differenza fra le due lingue.
 
Svolgimento: la lingua italiana è benedetta, ma anche afflitta, da una superiore, anche se non proprio assoluta, corrispondenza fra pronuncia e ortografia. Nei primi anni Trenta, quando non aveva ancora trent'anni, Queneau aveva incominciato a mettersi in testa che la lingua francese sarebbe andata in crisi. Aveva propugnato una riforma ortografica che sarebbe servita alla gente meno colta - e allora non ancora molto indottrinata da radio e tv - a imparare a scrivere e a pronunciare più facilmente.

Fino a pochi anni fa, in Francia si è tenuto un concorso nazionale di ortografia, che terminava con una finale in diretta televisiva (la conduceva il famoso Bernard Pivot). La prova consisteva in un dettato e, di solito, neppure il vincitore riusciva a consegnare un testo senza neppure un errore. A me è capitato, una volta, di fare un dettato (in italiano) per Radio Popolare. Lo avevo infarcito di parole e forme che possono ingannare, come meteorologia, ingegnere, qual è. Ho finito per dover discutere con un insegnante (!) e scrittore (!!) che sosteneva che "qual è il motivo" si scrive senza apostrofo perché motivo è maschile. Se uno scrive "qual è la ragione", diceva lui, dovrebbe mettere l'apostrofo.