È tornato il tema delle fobie enigmistiche. Ne parlo al plurale anche se per ora abbiamo visto solo quella per i palindromi, conseguentemente (o paradossalmente) battezzata aibofobia. Ci si poteva fermare qui? Naturalmente, sì: ma andatelo a spiegare al lettore Marco Tocci che a ogni proposta di questo tipo risponde con dieci (né più né meno) controproposte analoghe.
1. Paura della narrazione di un anagramma: fiabofobia.
2. Paura di essere gettati in uno scambio di lettere: foibafobia (aggiungo: paura di essere coinvolti in uno scambio di lettere da Luciana Littizzetto: fabiofobia; paura di essere schiacciati tra un cambio e uno scambio di lettere dall'onorevole Cetto Laqualunque: faziofabiofobia).
3. Paura di una sciarada tra un premio Nobel e una figura mitologica di donna corazzata: fobiafobia (Dario Fo e Bia, personificazione della potenza guerriera e body guard di Zeus).
4. Libidinosa paura della zeppa: foiafobia.
5. Paura del cambio d'iniziale, tipica dei giovani esploratori: tobiafobia.
6. Paura di essere scartati per aver fatto discorsi eleganti: forbiafobia.
7. Paura del cambio di consonante, tipica di Goffredo: fofiafobia.
8. paura di essere immortalati insieme ad un prete tv degli anni '60, incatenati e chiusi da un lucchetto: tototobiafobia.
9. paura degli antipodi inversi senza senso: ibofafobia.
10. forma di ipocondria concentrata sulle malattie virale, gli incidenti ortopedici e i biscarti iniziali: tifotibiafobia.
Ci possiamo fermare qui? Potremmo, ma ovviamente viene voglia di trovare subito i derivati: a me piacciono particolarmente i paurosi della zeppa, gli obicifobici, e ancor di più quelli dello scarto, che significativamente verranno detti forbicifobici.
È anche difficile resistere alla tentazione di trovare gli equivalenti in termini di -filia: quelli che amano così tanto lo spostamento di vocale da corrergli incontro sono affetti da filaifilia; l'amore per lo scarto è incestuoso, una figliafilia; quello per la zeppa è fatto di paziente amore per il prossimo, una filafilia; quello per il cambio di iniziale si abbina a tipiche passioni infantili, una biliafilia; quello per il lucchetto è tipico degli ammiratori delle pellicole della Farrow, filmmiafilia.
1. Paura della narrazione di un anagramma: fiabofobia.
2. Paura di essere gettati in uno scambio di lettere: foibafobia (aggiungo: paura di essere coinvolti in uno scambio di lettere da Luciana Littizzetto: fabiofobia; paura di essere schiacciati tra un cambio e uno scambio di lettere dall'onorevole Cetto Laqualunque: faziofabiofobia).
3. Paura di una sciarada tra un premio Nobel e una figura mitologica di donna corazzata: fobiafobia (Dario Fo e Bia, personificazione della potenza guerriera e body guard di Zeus).
4. Libidinosa paura della zeppa: foiafobia.
5. Paura del cambio d'iniziale, tipica dei giovani esploratori: tobiafobia.
6. Paura di essere scartati per aver fatto discorsi eleganti: forbiafobia.
7. Paura del cambio di consonante, tipica di Goffredo: fofiafobia.
8. paura di essere immortalati insieme ad un prete tv degli anni '60, incatenati e chiusi da un lucchetto: tototobiafobia.
9. paura degli antipodi inversi senza senso: ibofafobia.
10. forma di ipocondria concentrata sulle malattie virale, gli incidenti ortopedici e i biscarti iniziali: tifotibiafobia.
Ci possiamo fermare qui? Potremmo, ma ovviamente viene voglia di trovare subito i derivati: a me piacciono particolarmente i paurosi della zeppa, gli obicifobici, e ancor di più quelli dello scarto, che significativamente verranno detti forbicifobici.
È anche difficile resistere alla tentazione di trovare gli equivalenti in termini di -filia: quelli che amano così tanto lo spostamento di vocale da corrergli incontro sono affetti da filaifilia; l'amore per lo scarto è incestuoso, una figliafilia; quello per la zeppa è fatto di paziente amore per il prossimo, una filafilia; quello per il cambio di iniziale si abbina a tipiche passioni infantili, una biliafilia; quello per il lucchetto è tipico degli ammiratori delle pellicole della Farrow, filmmiafilia.