Quasi subito mi scrissero: un tizio con cui avevo un conto in sospeso e non sentivo da quindici anni; l'ex marito (che non avevo mai conosciuto) di una mia ex fidanzata; un professore italiano di una grande università americana di cui sarei diventato buon amico; qualche grande nome di quelli a cui verrebbe l'istinto di rispondere: "Ma scusi, è proprio lei?". E, nell'informalità delle e. mail (senza carte intestate, vezzi calligrafici o sciatterie cacografiche) tutti gli altri, corrispondenti di Lessico e Nuvole: i laconici e i torrenziali, i gentili e i protervi, i complimentosi e i puntigliosi, gli habitué e quelli che scrivono un'e. mail ogni quattro anni, però geniale. Alcuni li ho anche conosciuti di persona, di alcuni sono diventato amico a tutti gli effetti e quando parliamo dei primi mesi di Lessico e Nuvole è come se avessimo fatto assieme il servizio militare.
Con i benefici della cifra tonda, oggi posso dire grazie, a tutti?
Si manda un'email a Lessico e Nuvole perché si è trovato un palindromo, perché si sono scoperte le panvocaliche, perché ci si incuriosisce per un nome-e-cognome. Se la cosa merita, rispondo in rubrica; poi magari un altro lettore aggiunge un altro esempio, e ci si trasmette a vicenda quella che il grande Giampaolo Dossena chiamava "Un'infezione mentale". È così che in una rubrica che ha esordito un 5 maggio si finisce prima o poi con il riscrivere l'"Ei fu" come se fosse un lungo elenco di crittografie mnemoniche, assieme a due lettori che si chiamano uno Umberto Eco (ed è l'Eco della semiotica) e l'altro Gianni Ferrari (e non è il Ferrari dell'editoria).
Era, quello, il 5 maggio del 2000, e ora certe cose magari non fanno più effetto. Ma consideriamo che allora Repubblica stava per introdurre le prime tracce di colore, e anche Internet, tutta Internet, era in un certo senso "in bianco e nero". Di blog non si parlava ancora, Google era una novità promettente, le connessioni erano mediamente pigre, un sito come Dagospia era nato da pochissimi giorni, e sembrava destinato a limitarsi alla solita area del gossip più classico.
Su Repubblica.it, quando nacque Lessico e Nuvole c'era una sola altra rubrica quotidiana; la teneva Gad Lerner, in audio (era una telefonata registrata). Il mio era l'unico indirizzo e. mail personale che compariva bello in chiaro in tutto il sito, così non mi scrivevano solo i corrispondenti che volevano partecipare ai giochi che proponevo nella rubrica, ma anche quelli che non avevano di meglio da fare o quelli a cui non era piaciuto un passaggio di un articolo, magari di Eugenio Scalfari. Mi arrivavano più di cento e. mail al giorno, e considerate che all'epoca non esisteva lo spam.
A Natale ci furono poi i patteggiamenti con Loredana Bartoletti, che ha avuto la responsabilità del sito prima di Giuseppe Smorto. L'avevo chiamata per sapere per quanti giorni la rubrica veniva sospesa, attorno a Natale. Lei mi rispose: "Nessuno". "Come nessuno? Ma a Natale e a Santo Stefano si collegheranno in pochissimi!" Loredana mi diede allora una lezione che non ho dimenticato: "Proprio per quello: se uno si collega e non trova neanche la tua rubrica, come ci resta" ? Feci la rubrica, in uno stato d'animo fra il baldanzoso e il mesto, da barista del bar dei single. Di lì a poco incominciò anche la consuetudine del cruciverba nel weekend e nei giorni festivi. In una forma o l'altra, Lessico e Nuvole usciva sette giorni su sette.
Nel 2000 Internet era già una metropoli; ora è una megalopoli. Non è male pensare che fra le prime cose in cui la Rete ha incominciato a funzionare in modo interattivo, almeno per i siti d'informazione e in Italia, ci sia questa vecchia cosa di giocare con le parole. Come quel mio amico lucano che è convinto che la Luciania sia la culla di ogni civiltà (e magari ha anche ragione), io sono convinto che l'interattività con i mass-media l'abbiano inventata Edgar Allan Poe e Lewis Carroll, nell'Ottocento; o, ancora prima, quei francesi che hanno pensato di trascrivere sulle primissime riviste periodiche del secondo Settecento quegli indovinelli che andavano di moda nei salotti e si chiamavano charade.
Giocare è questo: irretirsi l'un l'altro con sfide che possono essere piccole o grandi, ma di sicuro devono essere divertenti.
Tutti i luoghi dove le persone indugiano sono tradizionalmente adatti al gioco ed essendo così smaccatamente e anche esageratamente sociale, Internet dimostra di essere, a modo suo, un luogo sociale. È bello poter continuare a impararlo, ogni giorno, giocando con voi da un'ormai anziana pagina di questo sito.
Con i benefici della cifra tonda, oggi posso dire grazie, a tutti?
Si manda un'email a Lessico e Nuvole perché si è trovato un palindromo, perché si sono scoperte le panvocaliche, perché ci si incuriosisce per un nome-e-cognome. Se la cosa merita, rispondo in rubrica; poi magari un altro lettore aggiunge un altro esempio, e ci si trasmette a vicenda quella che il grande Giampaolo Dossena chiamava "Un'infezione mentale". È così che in una rubrica che ha esordito un 5 maggio si finisce prima o poi con il riscrivere l'"Ei fu" come se fosse un lungo elenco di crittografie mnemoniche, assieme a due lettori che si chiamano uno Umberto Eco (ed è l'Eco della semiotica) e l'altro Gianni Ferrari (e non è il Ferrari dell'editoria).
Era, quello, il 5 maggio del 2000, e ora certe cose magari non fanno più effetto. Ma consideriamo che allora Repubblica stava per introdurre le prime tracce di colore, e anche Internet, tutta Internet, era in un certo senso "in bianco e nero". Di blog non si parlava ancora, Google era una novità promettente, le connessioni erano mediamente pigre, un sito come Dagospia era nato da pochissimi giorni, e sembrava destinato a limitarsi alla solita area del gossip più classico.
Su Repubblica.it, quando nacque Lessico e Nuvole c'era una sola altra rubrica quotidiana; la teneva Gad Lerner, in audio (era una telefonata registrata). Il mio era l'unico indirizzo e. mail personale che compariva bello in chiaro in tutto il sito, così non mi scrivevano solo i corrispondenti che volevano partecipare ai giochi che proponevo nella rubrica, ma anche quelli che non avevano di meglio da fare o quelli a cui non era piaciuto un passaggio di un articolo, magari di Eugenio Scalfari. Mi arrivavano più di cento e. mail al giorno, e considerate che all'epoca non esisteva lo spam.
A Natale ci furono poi i patteggiamenti con Loredana Bartoletti, che ha avuto la responsabilità del sito prima di Giuseppe Smorto. L'avevo chiamata per sapere per quanti giorni la rubrica veniva sospesa, attorno a Natale. Lei mi rispose: "Nessuno". "Come nessuno? Ma a Natale e a Santo Stefano si collegheranno in pochissimi!" Loredana mi diede allora una lezione che non ho dimenticato: "Proprio per quello: se uno si collega e non trova neanche la tua rubrica, come ci resta" ? Feci la rubrica, in uno stato d'animo fra il baldanzoso e il mesto, da barista del bar dei single. Di lì a poco incominciò anche la consuetudine del cruciverba nel weekend e nei giorni festivi. In una forma o l'altra, Lessico e Nuvole usciva sette giorni su sette.
Nel 2000 Internet era già una metropoli; ora è una megalopoli. Non è male pensare che fra le prime cose in cui la Rete ha incominciato a funzionare in modo interattivo, almeno per i siti d'informazione e in Italia, ci sia questa vecchia cosa di giocare con le parole. Come quel mio amico lucano che è convinto che la Luciania sia la culla di ogni civiltà (e magari ha anche ragione), io sono convinto che l'interattività con i mass-media l'abbiano inventata Edgar Allan Poe e Lewis Carroll, nell'Ottocento; o, ancora prima, quei francesi che hanno pensato di trascrivere sulle primissime riviste periodiche del secondo Settecento quegli indovinelli che andavano di moda nei salotti e si chiamavano charade.
Giocare è questo: irretirsi l'un l'altro con sfide che possono essere piccole o grandi, ma di sicuro devono essere divertenti.
Tutti i luoghi dove le persone indugiano sono tradizionalmente adatti al gioco ed essendo così smaccatamente e anche esageratamente sociale, Internet dimostra di essere, a modo suo, un luogo sociale. È bello poter continuare a impararlo, ogni giorno, giocando con voi da un'ormai anziana pagina di questo sito.