Alla fine di agosto giunse la Rivelazione.
Malgrado la presenza di nomi come quelli di Jorge Luis Borges, di James Joyce, di Umberto Eco, tutto quello che racconto qui è vero.
Nella primavera del 1997, ad Almagro, nella Mancha, si tenne il congresso "Relaciones Literarias entre Jorge Luis Borges y Umberto Eco", organizzato da Rocco Capozzi (del dipartimento di italianistica dell'Università di Toronto) e da Maria J. Calvo Montoro dell'università di Castilla - La Mancha. Durante quelle giornate tale università conferì a Umberto Eco una laurea honoris causa. Nella lectio magistralis Eco tracciò dei paralleli fra l'opera di Borges e quella di James Joyce. Alla fine delle giornate di studio, Eco intervenne al convegno per chiarire, rispondere alle relazioni, qualche volta anche smentire alcune delle ipotesi critiche che erano state avanzate nelle diverse relazioni. Come testimonia il libro che raccoglie gli atti del convegno (Relaciones literarias,.... , Ediciones de la Universidad de Castilla-La Mancha, Cuenca, 1999), a un certo punto del suo intervento Eco parla del problema del titolo Il nome della rosa - in cui alcuni hanno colto un'allusione a Borges che Eco considera involontaria. Eco dice: "Come ho più volte raccontato, il titolo Il nome della rosa è stato scelto da alcuni amici guardando la lista di dieci titoli che avevo buttato giù all'ultimo momento. In effetti il primo titolo era Delitti all'abbazia... . Poi il titolo mi era sembrato un po' pesante, ho fatto una lista di titoli tra cui quello che preferivo era Blitiri ("blitiri" insieme a "babazuf" è un termine che i tardi scolastici usavano per indicare una parola priva di senso)...".
Ecco, insomma, da dove viene il babazuf: ha rischiato di essere il titolo del Nome della rosa. Il problema è che se cercate babazuf nei tardi scolastici non ce lo trovate. Anche nel Nome della rosa, si parla di "segni che sembrano tali e invece sono privi di senso", ma gli esempi sono "blitiri" e "bu-ba-baff", e il commento di Costantino Marmo rimanda a Tommaso d'Aquino per la parola blitris e a Giovanni Buridano per l'espressione buf baff.
E dunque, il babazuf? Forse la memoria di Buridano è stata modificata da un intervento sovrannaturale di Borges è ha fatto comparire l'inedita paroletta nell'eloquio di Eco, in una tarda mattinata nella Mancha. Come esistono organismi bizzarri detti "scherzi della natura" così esistono "scherzi della cultura". Il babazuf non è il blitiri. Blitiri è la parola senza senso. Babazuf è il fantasma di una parola, è un suono che interviene sul ricordo della parola, è un folletto che si posa sulla punta della lingua. Mando un babazuf a tutti, con molto affetto.
Malgrado la presenza di nomi come quelli di Jorge Luis Borges, di James Joyce, di Umberto Eco, tutto quello che racconto qui è vero.
Nella primavera del 1997, ad Almagro, nella Mancha, si tenne il congresso "Relaciones Literarias entre Jorge Luis Borges y Umberto Eco", organizzato da Rocco Capozzi (del dipartimento di italianistica dell'Università di Toronto) e da Maria J. Calvo Montoro dell'università di Castilla - La Mancha. Durante quelle giornate tale università conferì a Umberto Eco una laurea honoris causa. Nella lectio magistralis Eco tracciò dei paralleli fra l'opera di Borges e quella di James Joyce. Alla fine delle giornate di studio, Eco intervenne al convegno per chiarire, rispondere alle relazioni, qualche volta anche smentire alcune delle ipotesi critiche che erano state avanzate nelle diverse relazioni. Come testimonia il libro che raccoglie gli atti del convegno (Relaciones literarias,.... , Ediciones de la Universidad de Castilla-La Mancha, Cuenca, 1999), a un certo punto del suo intervento Eco parla del problema del titolo Il nome della rosa - in cui alcuni hanno colto un'allusione a Borges che Eco considera involontaria. Eco dice: "Come ho più volte raccontato, il titolo Il nome della rosa è stato scelto da alcuni amici guardando la lista di dieci titoli che avevo buttato giù all'ultimo momento. In effetti il primo titolo era Delitti all'abbazia... . Poi il titolo mi era sembrato un po' pesante, ho fatto una lista di titoli tra cui quello che preferivo era Blitiri ("blitiri" insieme a "babazuf" è un termine che i tardi scolastici usavano per indicare una parola priva di senso)...".
Ecco, insomma, da dove viene il babazuf: ha rischiato di essere il titolo del Nome della rosa. Il problema è che se cercate babazuf nei tardi scolastici non ce lo trovate. Anche nel Nome della rosa, si parla di "segni che sembrano tali e invece sono privi di senso", ma gli esempi sono "blitiri" e "bu-ba-baff", e il commento di Costantino Marmo rimanda a Tommaso d'Aquino per la parola blitris e a Giovanni Buridano per l'espressione buf baff.
E dunque, il babazuf? Forse la memoria di Buridano è stata modificata da un intervento sovrannaturale di Borges è ha fatto comparire l'inedita paroletta nell'eloquio di Eco, in una tarda mattinata nella Mancha. Come esistono organismi bizzarri detti "scherzi della natura" così esistono "scherzi della cultura". Il babazuf non è il blitiri. Blitiri è la parola senza senso. Babazuf è il fantasma di una parola, è un suono che interviene sul ricordo della parola, è un folletto che si posa sulla punta della lingua. Mando un babazuf a tutti, con molto affetto.