Carmelo Filocamo rovesciava la poesia di Eugenio Montale su Esterina intitolandola "Forza Italia" (Estera vs Italia; -ina vs forza). Rovesciare testi fu un gran gioco del 2002, anno palindromico e quindi adatto ai rovesciamenti.
E se lo chiamassimo "I lame mi donni"? No, dico così perché negli ultimi tempi giocare con l'Inno di Mameli temo non sia troppo ben visto. Persino i calciatori sono messi in croce perché non ne conoscono le parole. Eh già, chissà perché non le conoscono... . Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte... Non le sanno perché non le hanno imparate: non le hanno imparate perché non gliele hanno insegnate. Non le hanno insegnate a loro perché non le hanno insegnate a nessuno. Non le insegnano più a nessuno, perché queste parole forse sono diventati difficili non solo da mandare a memoria ma proprio da capire. La realtà linguistica dell'inno italiano è archeologica, quando non addirittura onirica : con la mitologia della testa, della chioma e dell'elmo e - come in un Salvador Dalì - sangue polacco che cola sull'orologio che suona l'ora. C'è ben poco da fare, con le parole dell'inno-onni. Noi possiamo rovesciarle, per vedere se è più bizzarro il senso rovesciato o il senso "normale".
L'impresa di capovolgere l'inno di Mameli è già stata tentata molte volte. Qui voglio ricordare ancora i Draghi Locopei di Ersilia Zamponi (vedi Mind Games): "Sorelle di Francia, / la Francia va a letto / col piede infilato/ in una ciabatta". Semplice, elegante.
Guido De Sanctis ha rovesciato l'intero testo, conservando metro e rime. Ne leggete qui di seguito l'inizio, a quartine alternate: Mameli in tondo, De Sanctis in corsivo. Potete prendervi per mano.
I. Fratelli d'Italia
l'Italia s'è desta
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa
I. Sorelle di Libia
la Libia s'addorme
le calze di Annibal
si sfila dall'orme.
II. Dov'è la Vittoria ?
Le porga la chioma
ché schiava di Roma
Iddio la creò
II.
Si metta il pastrano
Sconfitta qui vedo !
ché donna a Milano
Allah la bruciò.
refrain
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
Italia chiamò
S'allarghin le schiere
ci piace godere
la Libia azzittì.
III. Noi fummo da secoli
Calpesti e derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
III. Saremo negli anni
trionfanti e temuti
poiché siamo uniti
poiché siam cazzuti
IV. Raccolgaci un'unica
bandiera. Una speme,
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
IV. Ci sèparin tanti
vessilli e l'angoscia
di andare a Canossa:
non sento il tic-tac.
refrain
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
Italia chiamò
S'allarghin le schiere
ci piace godere
la Libia azzittì.
E se lo chiamassimo "I lame mi donni"? No, dico così perché negli ultimi tempi giocare con l'Inno di Mameli temo non sia troppo ben visto. Persino i calciatori sono messi in croce perché non ne conoscono le parole. Eh già, chissà perché non le conoscono... . Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte... Non le sanno perché non le hanno imparate: non le hanno imparate perché non gliele hanno insegnate. Non le hanno insegnate a loro perché non le hanno insegnate a nessuno. Non le insegnano più a nessuno, perché queste parole forse sono diventati difficili non solo da mandare a memoria ma proprio da capire. La realtà linguistica dell'inno italiano è archeologica, quando non addirittura onirica : con la mitologia della testa, della chioma e dell'elmo e - come in un Salvador Dalì - sangue polacco che cola sull'orologio che suona l'ora. C'è ben poco da fare, con le parole dell'inno-onni. Noi possiamo rovesciarle, per vedere se è più bizzarro il senso rovesciato o il senso "normale".
L'impresa di capovolgere l'inno di Mameli è già stata tentata molte volte. Qui voglio ricordare ancora i Draghi Locopei di Ersilia Zamponi (vedi Mind Games): "Sorelle di Francia, / la Francia va a letto / col piede infilato/ in una ciabatta". Semplice, elegante.
Guido De Sanctis ha rovesciato l'intero testo, conservando metro e rime. Ne leggete qui di seguito l'inizio, a quartine alternate: Mameli in tondo, De Sanctis in corsivo. Potete prendervi per mano.
I. Fratelli d'Italia
l'Italia s'è desta
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa
I. Sorelle di Libia
la Libia s'addorme
le calze di Annibal
si sfila dall'orme.
II. Dov'è la Vittoria ?
Le porga la chioma
ché schiava di Roma
Iddio la creò
II.
Si metta il pastrano
Sconfitta qui vedo !
ché donna a Milano
Allah la bruciò.
refrain
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
Italia chiamò
S'allarghin le schiere
ci piace godere
la Libia azzittì.
III. Noi fummo da secoli
Calpesti e derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
III. Saremo negli anni
trionfanti e temuti
poiché siamo uniti
poiché siam cazzuti
IV. Raccolgaci un'unica
bandiera. Una speme,
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
IV. Ci sèparin tanti
vessilli e l'angoscia
di andare a Canossa:
non sento il tic-tac.
refrain
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
Italia chiamò
S'allarghin le schiere
ci piace godere
la Libia azzittì.