Le ultime tre ottave di Beppe Varaldo sui Promessi sposi sono le mie preferite. Oggi riusciamo a vederne solo due. Andrebbero commentate, mi rendo conto, in riferimento alla Gnosi delle Fanfole di Fosco Maraini, al racconto "La passeggiata" di Tommaso Landolfi, all'opera omnia di Giorgio Manganelli e alle voci "nonsenso" e "difficile, parola" dei dizionari di giochi con le parole di Giampaolo Dossena. Ma è estate, fatevi bastare il quartetto di autori che ho convocato: in ordine di data di nascita Landolfi, Maraini (Fosco), Manganelli, Dossena, Varaldo.
La prima ottava di oggi è composta da parole che il dizionario di De Mauro classifica come "a basso uso": "L'illabile spaghite di un pievano / e la libertinesca oltracotanza / di un burbanzoso e orrendo castellano / ingerminano ahimè la perduranza, / per colei cui discorre un borghigiano, / di una pur transeunte zitellanza: / curan l'innupta un monno scompiacente / e un trucibaldo ormai resipiscente". (traduzione: La costante paura di un parroco e la tracotanza da libertino di un castellano borioso e temuto causano ahimè la persistenza, per colei a cui vuole bene un borghigiano, di un - sia pur transitorio - zitellaggio: si prendono cura della donna non sposata un monaco poco compiacente e un ribaldo ormai ravvedùtosi).
La seconda ottava è composta da termini obsoleti: "Mentre il pago / s'acconcia, indotto e ovante, / a festare il villatico mogliazzo, / un turpo malbigatto vicinante, / costumato al soverchio ed al gavazzo, / trapone, come buzzica la fante,/ un bretto e dispregiabile imbarazzo. / Lo zito e la fiammetta cessan, ma /il galuppo, egrotante, miscadrà". (traduzione: Mentre il villaggio si prepara, ignaro ed esultante, a festeggiare il matrimonio campagnolo, un turpe furfante che abita lì vicino, avvezzo al sopruso e alla gozzoviglia, frappone, come mormora la fantesca, un meschino e spregevole ostacolo. Il ragazzo e la sua amata fuggono, ma il ribaldo, ammalato, finirà male).
Non so se mi spiego: l'illabile spaghite, la transeunte zitellanza, l'innupta, il trucibaldo ormai resipiscente, il pago che s'acconcia, indotto e ovante, e il galuppo che, egrotante, miscadrà.
La prima ottava di oggi è composta da parole che il dizionario di De Mauro classifica come "a basso uso": "L'illabile spaghite di un pievano / e la libertinesca oltracotanza / di un burbanzoso e orrendo castellano / ingerminano ahimè la perduranza, / per colei cui discorre un borghigiano, / di una pur transeunte zitellanza: / curan l'innupta un monno scompiacente / e un trucibaldo ormai resipiscente". (traduzione: La costante paura di un parroco e la tracotanza da libertino di un castellano borioso e temuto causano ahimè la persistenza, per colei a cui vuole bene un borghigiano, di un - sia pur transitorio - zitellaggio: si prendono cura della donna non sposata un monaco poco compiacente e un ribaldo ormai ravvedùtosi).
La seconda ottava è composta da termini obsoleti: "Mentre il pago / s'acconcia, indotto e ovante, / a festare il villatico mogliazzo, / un turpo malbigatto vicinante, / costumato al soverchio ed al gavazzo, / trapone, come buzzica la fante,/ un bretto e dispregiabile imbarazzo. / Lo zito e la fiammetta cessan, ma /il galuppo, egrotante, miscadrà". (traduzione: Mentre il villaggio si prepara, ignaro ed esultante, a festeggiare il matrimonio campagnolo, un turpe furfante che abita lì vicino, avvezzo al sopruso e alla gozzoviglia, frappone, come mormora la fantesca, un meschino e spregevole ostacolo. Il ragazzo e la sua amata fuggono, ma il ribaldo, ammalato, finirà male).
Non so se mi spiego: l'illabile spaghite, la transeunte zitellanza, l'innupta, il trucibaldo ormai resipiscente, il pago che s'acconcia, indotto e ovante, e il galuppo che, egrotante, miscadrà.