Va' pensiero...
Mi scrive Paolo Fai
"ancora l'accento torna a dividerci. Lei scrive che "i" è l'imperativo del latino "ire". Bene. Esso va tradotto "va'" e non "và". Possiamo accettare "vai" - come, ricorda?, con "fai" per "fa'" - ma mai "và", come mai "fà". All'orecchio tutto uguale, omofonie che rischiano di azzerare le anomografie.
Ma l'occhio no, l'occhio s'offende, perché l'occhio coglie le differenze, tra 'stronzo' e 'sbronzo', tra 'tango' e 'fango', 'tengo' e 'vengo', 'dingo' e 'ringo', 'bongo' e 'congo', 'mungo' e 'pungo', perché l'occhio - con Eraclito - è testimone più fedele dell'orecchio. Quisquilie, lapsus da tastiera, ma anche - veltronianamente - da "testiera", interferenze inconsce. Vabbè (o vabbè?)".
Caro Fai, ho tagliato l'inciso in cui mi spiega la parola "anomografie", che può essere interp…
"ancora l'accento torna a dividerci. Lei scrive che "i" è l'imperativo del latino "ire". Bene. Esso va tradotto "va'" e non "và". Possiamo accettare "vai" - come, ricorda?, con "fai" per "fa'" - ma mai "và", come mai "fà". All'orecchio tutto uguale, omofonie che rischiano di azzerare le anomografie.
Ma l'occhio no, l'occhio s'offende, perché l'occhio coglie le differenze, tra 'stronzo' e 'sbronzo', tra 'tango' e 'fango', 'tengo' e 'vengo', 'dingo' e 'ringo', 'bongo' e 'congo', 'mungo' e 'pungo', perché l'occhio - con Eraclito - è testimone più fedele dell'orecchio. Quisquilie, lapsus da tastiera, ma anche - veltronianamente - da "testiera", interferenze inconsce. Vabbè (o vabbè?)".
Caro Fai, ho tagliato l'inciso in cui mi spiega la parola "anomografie", che può essere interp…
Mi scrive Paolo Fai
"ancora l'accento torna a dividerci. Lei scrive che "i" è l'imperativo del latino "ire". Bene. Esso va tradotto "va'" e non "và". Possiamo accettare "vai" - come, ricorda?, con "fai" per "fa'" - ma mai "và", come mai "fà". All'orecchio tutto uguale, omofonie che rischiano di azzerare le anomografie.
Ma l'occhio no, l'occhio s'offende, perché l'occhio coglie le differenze, tra 'stronzo' e 'sbronzo', tra 'tango' e 'fango', 'tengo' e 'vengo', 'dingo' e 'ringo', 'bongo' e 'congo', 'mungo' e 'pungo', perché l'occhio - con Eraclito - è testimone più fedele dell'orecchio. Quisquilie, lapsus da tastiera, ma anche - veltronianamente - da "testiera", interferenze inconsce. Vabbè (o vabbè?)".
Caro Fai, ho tagliato l'inciso in cui mi spiega la parola "anomografie", che può essere interpretata sia come "an/omografie" sia come "a/nomografie" (= scritture senza regole), tanto per non confonderci ulteriormente le idee.
L'argomento principale della sua lettera è quella mia rubrica in cui io parlavo dell'imperativo "va'". Nelle prime ore del mattino, su repubblica.it si leggeva "và", perché qualcuno o qualcosa aveva "corretto" il mio "va'", così come il telefonino si ostina a farmi scrivere "Ci vediamo tra un pò" e il mio editore vorrebbe costringermi a farmi togliere l'accento a "sé stesso". Caro Fai, faccia un po' lei. Per me, siamo circondati.
"ancora l'accento torna a dividerci. Lei scrive che "i" è l'imperativo del latino "ire". Bene. Esso va tradotto "va'" e non "và". Possiamo accettare "vai" - come, ricorda?, con "fai" per "fa'" - ma mai "và", come mai "fà". All'orecchio tutto uguale, omofonie che rischiano di azzerare le anomografie.
Ma l'occhio no, l'occhio s'offende, perché l'occhio coglie le differenze, tra 'stronzo' e 'sbronzo', tra 'tango' e 'fango', 'tengo' e 'vengo', 'dingo' e 'ringo', 'bongo' e 'congo', 'mungo' e 'pungo', perché l'occhio - con Eraclito - è testimone più fedele dell'orecchio. Quisquilie, lapsus da tastiera, ma anche - veltronianamente - da "testiera", interferenze inconsce. Vabbè (o vabbè?)".
Caro Fai, ho tagliato l'inciso in cui mi spiega la parola "anomografie", che può essere interpretata sia come "an/omografie" sia come "a/nomografie" (= scritture senza regole), tanto per non confonderci ulteriormente le idee.
L'argomento principale della sua lettera è quella mia rubrica in cui io parlavo dell'imperativo "va'". Nelle prime ore del mattino, su repubblica.it si leggeva "và", perché qualcuno o qualcosa aveva "corretto" il mio "va'", così come il telefonino si ostina a farmi scrivere "Ci vediamo tra un pò" e il mio editore vorrebbe costringermi a farmi togliere l'accento a "sé stesso". Caro Fai, faccia un po' lei. Per me, siamo circondati.