Nulla, diessine: LI ne A'
Le puntate di Lessico e Nuvole dal 6 al 9 settembre recuperano quelle uscite sui quattro numeri d'agosto del Venerdì di Repubblica, dedicate a rebus su frasi celebri latine.
Possiamo immaginarci un musicista nell'atto di completare una partitura, con l'aggiunta di due note uguali. Mise re, re. Miserere. Latino e italiano si sposano alla meraviglia nel rebus, facendoci inventare storielle inedite. Due pirati sulla scialuppa, uno voga, l'altro ozia. A un certo punto, si chiede il sacrosanto cambio di turno: mo' rema; io, rum. La soluzione è more maiorum, che il Devoto-Oli traduce come "Secondo il costume degli avi: espressione usata per sottolineare il valore sacro della tradizione o gli usi e costumi dei nostri antenati, anche in senso scherzoso".
Nei rebus e nelle crittografie che stiamo facendo nel caldo agosto non è che stiamo agendo proprio strettamente more maiorum, ovvero secondo le tradizioni ereditate dai nostri avi. Del resto come funzioni l'ortodo…
Possiamo immaginarci un musicista nell'atto di completare una partitura, con l'aggiunta di due note uguali. Mise re, re. Miserere. Latino e italiano si sposano alla meraviglia nel rebus, facendoci inventare storielle inedite. Due pirati sulla scialuppa, uno voga, l'altro ozia. A un certo punto, si chiede il sacrosanto cambio di turno: mo' rema; io, rum. La soluzione è more maiorum, che il Devoto-Oli traduce come "Secondo il costume degli avi: espressione usata per sottolineare il valore sacro della tradizione o gli usi e costumi dei nostri antenati, anche in senso scherzoso".
Nei rebus e nelle crittografie che stiamo facendo nel caldo agosto non è che stiamo agendo proprio strettamente more maiorum, ovvero secondo le tradizioni ereditate dai nostri avi. Del resto come funzioni l'ortodo…
Le puntate di Lessico e Nuvole dal 6 al 9 settembre recuperano quelle uscite sui quattro numeri d'agosto del Venerdì di Repubblica, dedicate a rebus su frasi celebri latine.
Possiamo immaginarci un musicista nell'atto di completare una partitura, con l'aggiunta di due note uguali. Mise re, re. Miserere. Latino e italiano si sposano alla meraviglia nel rebus, facendoci inventare storielle inedite. Due pirati sulla scialuppa, uno voga, l'altro ozia. A un certo punto, si chiede il sacrosanto cambio di turno: mo' rema; io, rum. La soluzione è more maiorum, che il Devoto-Oli traduce come "Secondo il costume degli avi: espressione usata per sottolineare il valore sacro della tradizione o gli usi e costumi dei nostri antenati, anche in senso scherzoso".
Nei rebus e nelle crittografie che stiamo facendo nel caldo agosto non è che stiamo agendo proprio strettamente more maiorum, ovvero secondo le tradizioni ereditate dai nostri avi. Del resto come funzioni l'ortodossia rebussistica non si è mai veramente capito: in enigmistica le regole del gioco scivolano subito verso la dimensione estetica e non si capisce più se siano criteri per distinguere i rebus dai non-rebus o i rebus belli dai rebus brutti. Ma poi che mi importa? L ascia, te MI, dive RT, I re !
Così un compito in classe viene valutato severamente, nomen omen (No! Meno men) E da Nulla dies sine linea? Vorrei tanto ricavarne un rebus! Il precetto di Plinio il Vecchio e di Emile Zola descrive infatti molto bene lo stato di auto-costrizione che sovrasta certe condizioni non solo artistiche ma anche di gioco: meriterebbe una propria realizzazione in rebus.
Una prima possibilità è completamente eterodossa, soprattutto perché mischia diversi idiomi: nul ladies sine linea; non ci sono gentildonne, neppure in Inghilterra, che non provino a stare a dieta. Oppure bisogna elucubrare qualcosa come : nulla di essi: né LI né A. Cosa ne rimane degli antichi poeti? L'etimologia comune a nulla, sia pure cambiando lingua tra latino e italiano, sarebbe esiziale per qualsiasi rebus ortodosso. Ma qui fra noi possiamo anche provare senza troppo impegno, e stando comodi nei canoni ufficiali.
Un rebus viene, invece, da O tempora, o mores! C'è un satrapo prepotente che a metà pomeriggio dice: o mi portate subito la mia bevanda oppure un paio di ragazze, scure di capelli. O tè MP, ora; o more S.
Possiamo immaginarci un musicista nell'atto di completare una partitura, con l'aggiunta di due note uguali. Mise re, re. Miserere. Latino e italiano si sposano alla meraviglia nel rebus, facendoci inventare storielle inedite. Due pirati sulla scialuppa, uno voga, l'altro ozia. A un certo punto, si chiede il sacrosanto cambio di turno: mo' rema; io, rum. La soluzione è more maiorum, che il Devoto-Oli traduce come "Secondo il costume degli avi: espressione usata per sottolineare il valore sacro della tradizione o gli usi e costumi dei nostri antenati, anche in senso scherzoso".
Nei rebus e nelle crittografie che stiamo facendo nel caldo agosto non è che stiamo agendo proprio strettamente more maiorum, ovvero secondo le tradizioni ereditate dai nostri avi. Del resto come funzioni l'ortodossia rebussistica non si è mai veramente capito: in enigmistica le regole del gioco scivolano subito verso la dimensione estetica e non si capisce più se siano criteri per distinguere i rebus dai non-rebus o i rebus belli dai rebus brutti. Ma poi che mi importa? L ascia, te MI, dive RT, I re !
Così un compito in classe viene valutato severamente, nomen omen (No! Meno men) E da Nulla dies sine linea? Vorrei tanto ricavarne un rebus! Il precetto di Plinio il Vecchio e di Emile Zola descrive infatti molto bene lo stato di auto-costrizione che sovrasta certe condizioni non solo artistiche ma anche di gioco: meriterebbe una propria realizzazione in rebus.
Una prima possibilità è completamente eterodossa, soprattutto perché mischia diversi idiomi: nul ladies sine linea; non ci sono gentildonne, neppure in Inghilterra, che non provino a stare a dieta. Oppure bisogna elucubrare qualcosa come : nulla di essi: né LI né A. Cosa ne rimane degli antichi poeti? L'etimologia comune a nulla, sia pure cambiando lingua tra latino e italiano, sarebbe esiziale per qualsiasi rebus ortodosso. Ma qui fra noi possiamo anche provare senza troppo impegno, e stando comodi nei canoni ufficiali.
Un rebus viene, invece, da O tempora, o mores! C'è un satrapo prepotente che a metà pomeriggio dice: o mi portate subito la mia bevanda oppure un paio di ragazze, scure di capelli. O tè MP, ora; o more S.