QUANDO Harry Potter arriva ad Hogwarths, quel matto di Albus Silente annuncia che dirà "qualche parola" per inaugurare l'anno scolastico. E infatti dice "Pigna, pizzicotto, manicotto, tigre" (Così, almeno, nella traduzione italiana attualmente in commercio).
Forse sono meno insensate le cinque parole che dico ora io: Rom, lem, vis, suole, asta. Perché queste, e non altre? Pensateci dopo aver letto, o riletto, l'attacco di un interessante articolo uscito nella rubrica "Oltre il giardino", su Repubblica - Affari e Finanza del 4 ottobre 2010: "Appena Roberto Maroni ha fatto la faccia feroce contro le case assegnate ai Rom dal comune di Milano, Letizia Moratti, che l'ex assessore alla cultura Vittorio Sgarbi ha soprannominato Suor Letizia, ha chinato il capo e abiurato ai precedenti impegni lungamente certificati". La rubrica è condotta da Alberto Statera.
Avete scritto in molti, quando è stato fatto ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani: anagramma, nel cognome, del suo collega agli Affari Interni, Roberto Maroni. Erano anche i giorni della battuta bossiana su S. P. Q. R., quindi a leggere i giornali c'era da perdere la testa tra Romani, Maroni, romani (e forse anche maroni). Poi a proposito della fecondazione artificiale è stato intervistato anche il democratico Marino e da lì in poi si è perso il conto.
Se dei Rom avesse parlato Romani sarebbe stata una semisciarada. Ma ne ha parlato ROberto Maroni, e dunque è uno di quei giochi alla pokémon (= POCKet MONster, mostri tascabili) con cui ci siamo deliziati già dieci anni fa, all'esordio di Lessico e Nuvole. È grazie a questo gioco che fra il ministro e il popolo Rom possiamo trovare un passaggio un po' più garbato di quello che registrano le cronache. Forse anche, a modo suo, più sensato.
Se fosse stato Maroni, e non il suo capo, a rinverdire il successo del finto acronimo S. P. Q. R. avremmo potuto allungare il suo nome-pokémon: ROberto MAroni = Roma.
Anche le altre parole all'inizio erano le versioni pokémon dei nomi di quell'articolo. Oltre a Roberto Maroni: rom, c'erano: Letizia Moratti: Lem; Vittorio Sgarbi: vis; Suor Letizia : suole; Alberto Statera : asta.
Forse sono meno insensate le cinque parole che dico ora io: Rom, lem, vis, suole, asta. Perché queste, e non altre? Pensateci dopo aver letto, o riletto, l'attacco di un interessante articolo uscito nella rubrica "Oltre il giardino", su Repubblica - Affari e Finanza del 4 ottobre 2010: "Appena Roberto Maroni ha fatto la faccia feroce contro le case assegnate ai Rom dal comune di Milano, Letizia Moratti, che l'ex assessore alla cultura Vittorio Sgarbi ha soprannominato Suor Letizia, ha chinato il capo e abiurato ai precedenti impegni lungamente certificati". La rubrica è condotta da Alberto Statera.
Avete scritto in molti, quando è stato fatto ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani: anagramma, nel cognome, del suo collega agli Affari Interni, Roberto Maroni. Erano anche i giorni della battuta bossiana su S. P. Q. R., quindi a leggere i giornali c'era da perdere la testa tra Romani, Maroni, romani (e forse anche maroni). Poi a proposito della fecondazione artificiale è stato intervistato anche il democratico Marino e da lì in poi si è perso il conto.
Se dei Rom avesse parlato Romani sarebbe stata una semisciarada. Ma ne ha parlato ROberto Maroni, e dunque è uno di quei giochi alla pokémon (= POCKet MONster, mostri tascabili) con cui ci siamo deliziati già dieci anni fa, all'esordio di Lessico e Nuvole. È grazie a questo gioco che fra il ministro e il popolo Rom possiamo trovare un passaggio un po' più garbato di quello che registrano le cronache. Forse anche, a modo suo, più sensato.
Se fosse stato Maroni, e non il suo capo, a rinverdire il successo del finto acronimo S. P. Q. R. avremmo potuto allungare il suo nome-pokémon: ROberto MAroni = Roma.
Anche le altre parole all'inizio erano le versioni pokémon dei nomi di quell'articolo. Oltre a Roberto Maroni: rom, c'erano: Letizia Moratti: Lem; Vittorio Sgarbi: vis; Suor Letizia : suole; Alberto Statera : asta.