Lessico e Nuvole

Chi fa fa fa... / spiegazioni

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Non tutti i proverbi autologici che ci ha proposto ieri Silvano Sorrentino mi hanno convinto.
    
Prima, però, una spiegazione doverosa: chiamo "autologico" ogni parola o espressione il cui significato si può applicare anche a sé. Dico che "minuscolo" è autologico se lo scrivo così, e che "pentasillabo", "sdrucciolo", "piano" sono tutte parole autologiche, in qualsiasi modo io le scriva.
    
Un proverbio autologico (ma non sono sicurissimo che la dizione sia giusta) è quello che fa effetto su di sé, come appunto "Mal comune, gau".
    
Il procedimento è semplice.

Il proverbio dice: "Mal comune, mezzo gaudio". Ma "mezzo gaudio  = gau". Quindi "Mal comune, gau".

Proverbi di ieri:

"Non c'è due tre": non mi convince tanto. Forse bisognava scriverlo: "Non c'è duetre".

"Chi fa fa fa da sé". Meglio.

"Dopo i confettidifetti". Il proverbio originale sarebbe "Dopo i confetti escono i difetti".

"Altezza, bell". Bello.

"Chi dice danno". Molto sottile.

"Chi mena mena per primo" (Da "Chi mena per primo, mena due volte").

"Dio lili". Almeno buffo (ovviamente da... li fa poi li accoppia).

"Errure è umano". Secondo me, questo è un altro gioco.

"I figli sono cu o re".

"Le disgrazie disgrazie". (... non vengono mai sole)

"Uomo avvisato, salv".

"Tra il dire e il mare il fare". Stranissimo e ricorsivo (produce: tra il dire e il fare, il mare).

"Il riso abbonda sulla bocca degli stolti, ah ah ah!" (mah)

"Il gioco è bello quando du" (e siamo tornati ai proverbi interrotti).