Carmelo Filocamo, per gli enigmisti Fra Diavolo (1929-2010), era un professore di letteratura italiana ed è stato a lungo preside di un Istituto tecnico turistico, a Locri. La sua passione per la letteratura lo aveva portato in gioventù a seguire le lezioni del grande critico Giacomo Debenedetti, all'Università di Messina: l'altro allievo debenedettiano era Walter Pedullà. A differenza di quest'ultimo, Filocamo non divenne un ricercatore e poi un professore universitario: insegnò lettere nelle scuole medie superiori, partecipò a diverse iniziative culturali locali ma poi, sulla base anche di un precoce apprendistato enigmistico, con la letteratura scelse, soprattutto, di giocare. Era un grande rovesciatore di testi. Il suo capolavoro, sempre citato, è Riso Novello, con cui rovesciò il Pianto Antico di Carducci mantenendo rime e prosodia:
PIANTO ANTICO / RISO NOVELLO
L'albero a cui tendevi / L'erba onde ritraevi
la pargoletta mano / il grosso tuo piedone
il verde melograno / il perlato risone
dà bei vermigli fior, / coi suoi chicchi rosé,
nel muto orto solingo / fuor di stipata selva
rinverdì tutto or ora / canora ormai ingiallì
e giugno lo ristora / dicembre lo intristì
di luce e di calor. / di fitta neve e gel.
Tu fior de la mia pianta / Io frutto di tua frasca
percossa e inaridita, / florida e verde forte,
tu de l'inutil vita / io di solerte morte
estremo unico fior, / primo multiplo odor,
sei ne la terra fredda, / sono nel cielo caldo,
sei ne la terra negra; / sono nel ciel fulgente;
né il sol più ti rallegra / luna mi fa dolente
né ti risveglia amor. / e m'addorme rancor.
(da: Tuttolibri; poi in Giampaolo Dossena, T'odio, empia vacca! Rizzoli 1994)
PIANTO ANTICO / RISO NOVELLO
L'albero a cui tendevi / L'erba onde ritraevi
la pargoletta mano / il grosso tuo piedone
il verde melograno / il perlato risone
dà bei vermigli fior, / coi suoi chicchi rosé,
nel muto orto solingo / fuor di stipata selva
rinverdì tutto or ora / canora ormai ingiallì
e giugno lo ristora / dicembre lo intristì
di luce e di calor. / di fitta neve e gel.
Tu fior de la mia pianta / Io frutto di tua frasca
percossa e inaridita, / florida e verde forte,
tu de l'inutil vita / io di solerte morte
estremo unico fior, / primo multiplo odor,
sei ne la terra fredda, / sono nel cielo caldo,
sei ne la terra negra; / sono nel ciel fulgente;
né il sol più ti rallegra / luna mi fa dolente
né ti risveglia amor. / e m'addorme rancor.
(da: Tuttolibri; poi in Giampaolo Dossena, T'odio, empia vacca! Rizzoli 1994)