Nella sala di un museo sono in mostra una tavola, ZZ, che ornava già un altare e alcuni dipinti, OP. La soluzione è Palazzo Poli, e la chiave - o prima lettura - la leggete come titolo della rubrica di oggi.
Palazzo Poli, a Roma, è il palazzo su cui poggia la Fontana di Trevi ed è la sede dell'Istituto Nazionale di Grafica che ora ospita la mostra "Ah che rebus!" curata da Antonella Sbrilli e Ada De Pirro. È la prima volta che una mostra celebra il rebus come parte del patrimonio figurativo e anche artistico.
Festeggerei la circostanza ricordando alcuni rebus: non i migliori, né i più significativi, ma i primi che mi vengono in mente.
Il primo è quello che mio padre e Gian Carlo Brighenti additavano come capolavoro di un maestro del passato, che si chiamava Paolino. Si vedeva il signore LO, seduto a tavola, con il viso insaponato e un rasoio in mano (2 6 1 6 = 1'3 7 4).
Soluzione: LO radesi a tavola = L'ora desiata vola.
Adesso riesco a vedere i pregi di questo rebus: innanzitutto la spettacolare "cesura" (desiata che si scompone in tre parole diverse: -desi a ta-); la pulizia formale delle due frasi; l'eleganza e la consistenza quasi da proverbio della seconda frase. Ma allora mi pareva privo di attrattive. Forse per le forme arcaiche e a me allora poco note radesi e desiata. Sicuramente, perché non capivo che il rebus più bello non è necessariamente quello più spettacolare. Urla di entusiasmo, e delusione a vedere quanto non fosse condiviso dai due mentori citati, quando lessi un progetto di rebus di Marcello Corradini (Muscletone) che metteva in scena dei nodi scorsoi che dovevano servire a impiccare teste coronate. La soluzione sarebbe stata: Concertino di Pergolesi in fa minore (con certi nodi per gole si infamino re; era irrealizzabile; lo pubblicò poi come crittografia a frase, con esposto I MONARCHI VANNO IMPICCATI).
Palazzo Poli, a Roma, è il palazzo su cui poggia la Fontana di Trevi ed è la sede dell'Istituto Nazionale di Grafica che ora ospita la mostra "Ah che rebus!" curata da Antonella Sbrilli e Ada De Pirro. È la prima volta che una mostra celebra il rebus come parte del patrimonio figurativo e anche artistico.
Festeggerei la circostanza ricordando alcuni rebus: non i migliori, né i più significativi, ma i primi che mi vengono in mente.
Il primo è quello che mio padre e Gian Carlo Brighenti additavano come capolavoro di un maestro del passato, che si chiamava Paolino. Si vedeva il signore LO, seduto a tavola, con il viso insaponato e un rasoio in mano (2 6 1 6 = 1'3 7 4).
Soluzione: LO radesi a tavola = L'ora desiata vola.
Adesso riesco a vedere i pregi di questo rebus: innanzitutto la spettacolare "cesura" (desiata che si scompone in tre parole diverse: -desi a ta-); la pulizia formale delle due frasi; l'eleganza e la consistenza quasi da proverbio della seconda frase. Ma allora mi pareva privo di attrattive. Forse per le forme arcaiche e a me allora poco note radesi e desiata. Sicuramente, perché non capivo che il rebus più bello non è necessariamente quello più spettacolare. Urla di entusiasmo, e delusione a vedere quanto non fosse condiviso dai due mentori citati, quando lessi un progetto di rebus di Marcello Corradini (Muscletone) che metteva in scena dei nodi scorsoi che dovevano servire a impiccare teste coronate. La soluzione sarebbe stata: Concertino di Pergolesi in fa minore (con certi nodi per gole si infamino re; era irrealizzabile; lo pubblicò poi come crittografia a frase, con esposto I MONARCHI VANNO IMPICCATI).