Lessico e Nuvole

Pala ZZ; OP, oli / 4

1 minuti di lettura
Ultima puntata di queste brevi memorie di un appassionato di rebus. Le rubriche di questa settimana, dedicata alla mostra Ah che rebus in corso a Palazzo Poli (Roma), sono state molto personali. Chiudo quindi tra parenti e amici con un rebus di mio padre, Piero Bartezzaghi, per gli enigmisti Zanzibar.

Mio padre teneva copia dei suoi rebus in un archivio contenuto in due grossi raccoglitori, che io sfogliavo spesso, lambiccandomi sui rebus. Ce n'era uno, del 1965, in cui si vedeva una bambina nuda, il che mi colpiva perché il soggetto - realizzato in modo più che casto - non era certo usuale. Era un rebus "stereoscopico", cioè a più vignette. Nella prima vignetta, la bambina era immersa in una vasca da bagno, e si vedeva che era sporchissima, come se si fosse pennellata con grasso da meccanico. Nella seconda vignetta, pulitissima, la bambina AU saltava fuori dalla vasca C. Soluzione: Audace scenetta (AU, da C, esce netta).

Altro elemento curioso: la frase risolutiva, audace scenetta, sembrava quasi descrivere il fatto che la Settimana Enigmistica avesse pubblicato una vignetta non proprio audace, ma quasi, per i suoi standard. Ho scoperto poi che il rebus era famoso, ma per altri motivi. Innanzitutto è un gran bel rebus, semplice e perfetto. In secondo luogo, è un rebus che dimostra come l'espediente di disegnare due vignette non serve soltanto per usare tempi verbali diversi dal presente, ma serve per segnare un intervallo logico, prima che cronologico. Una sola vignetta non basta a giustificare l'aggettivo "netta": bisogna sapere che prima era sporca.

Mi sono ricordato di questo rebus quando la compagnia teatrale Fanny & Alexander, lavorando sul romanzo di Vladimir Nabokov Ada, o ardore, mi ha chiesto se esistevano o se era possibile costruire rebus che si riferissero alla storia del romanzo, nella chiave, nella frase risolutiva o in entrambi. Anche grazie ai videomaker di Zapruder realizzarono una versione video del rebus: e la ragazzina dell'"audace scenetta" per me, da allora, si chiama Ada.