Lessico e Nuvole

Carducci svelato

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Si parla di Carducci: il poeta con cui ognuno sembra avere un conto aperto. Sebastiano Vassalli scrisse: "T'odio, empia vacca". Primo Levi scrisse: "Pio bove un corno!". Toti Scialoja scrisse: "T'amo, pio bue. Anzi, ne amo due".  Dopo tanti sfregi inferti a Giosue Carducci, Grangetto ha organizzato un capzioso omaggio.

Nella versione originale, come me l'ha inviato, il suo gioco si presentava così:

Pianto  antico / Io canto pinta / San  Martino //
L'albero a cui tendevi  / è nube: va da erti colli / la  nebbia  a  gl'irti  colli // la   pargoletta  mano / allaga prato, monte / piovigginando  sale //  il verde melograno /m'è il ver grand'eolo / e sotto il maestrale //  dà bei vermigli fior             / brividi: geme il faro // urla e biancheggia il mar.

Recuperando le due penultime puntate, e con un po' di pazienza, potete ricostruire le due poesie laterali di Carducci e quella intermedia di Grangetto. Scoprirete così che ogni verso della parafrasi di "San Martino" è in realtà anagramma del verso corrispondente di "Pianto antico". Così il primo verso "È nube: va da erti colli" è una parafrasi di "la nebbia agl'irti colli" ma è anche anagramma di "L'albero a cui tendevi".

Come dice, dissimulando il legittimo orgoglio, Grangetto, c'è "coerenza alfabetica nei confronti di Pianto antico e coerenza semantica con San Martino".

Gioco assai sorprendente e non so quanto ripetibile. È sorprendente appurare quante volte Grangetto riesce a estrarre da un verso di "Pianto antico" materiali di costruzioni adatti alla parafrasi del corrispondente verso di "San Martino", proprio a partire dal primo verso. E tutto questo non negli ampi e comodi spazi dell'endecasillabo ma in quelli assai più angusti del settenario. Il "cacciator" che sta "su l'uscio a rimirar" diventa: "in uscio erto fermo" (anagramma di "estremo, unico fior") "Né ti risveglia amor" si anagramma in "Voli migranti, è sera", corrispondente di "Nel vespero migrar". Convinti applausi a Grangetto!