ABBIAMO visto come Giuseppe Grangetto ha collegato due celebri poesie di Giosuè Carducci, con lo stesso metro e lo stesso numero di versi: ha scritto una poesia in cui ogni verso è anagramma (come espressione) di un verso di Pianto Antico e (nel senso) è anagramma del verso corrispondente di San Martino.
L'operazione simmetrica è stata tentata da Ernesto Neri con una poesia che che anagramma San Martino per ottenere una parafrasi di Pianto Antico (lo stesso Grangetto mi ha poi fatto conoscere una sua prova analoga):
PIANTO ANTICO (NON RIMASTA) (1)
L'albero cui tendevi (Al legno tiri baci, balli)
la pargoletta mano, (polso d'anni gai vige) (2)
il verde melograno (semi rosa e t'alletto)
dà bei vermigli fior, (rubri gigli là emana: a che?)
nel muto orto solingo (l'ermo verde, poi gleba) (3)
rinverdì tutto or ora (il tornar di dì belli)
e giugno lo ristora (rivivi adoprando sole)
di luce e di calor. (là me rallegran rai.)
Tu fior de la mia pianta (Spiga per cui seccai) (4)
percossa e inaridita, (e dipoi spento da colpi sto) (5)
tu de l'inutil vita (slanci fiacchi di cosa rotta)
estremo unico fior, (rarissimo lui cura)
sei nella terra fredda, (ossa lustre tra brine) (6)
sei nella terra negra; (me, in coltri sì crudel)
né il sol più ti rallegra (né luci, riso e spemi)
né ti risveglia amor. (morir la spegne, ver?)
(1) Con riferimento a una morte al femminile, anche se a morire fu il piccolo figlio maschio di Carducci.
(2) "Vige" nel senso: è vivo, è vitale. Usato anche da Dante: "O donna in cui la mia speranza vige" (Par. XXXI,79)
(3) Ma anche: "Bell'agro verde e pomi". Forse questa è migliore ma mi sembra troppo "brillante". L'"ermo verde" e la "gleba" mi sembrano più consoni all'atmosfera evocata dal "muto" e dal "solingo".
(4) Ma anche: "Spiga per cui c'è scia"
(5) Ma anche: "Dio! Spento da colpi, pesto" e altri simili.
(6) Ma anche: "ossa tra lustre brine"
Il testo di San Martino, per chi non lo sa a memoria.
San Martino
La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir dè tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.
Gira sù ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri.
com'esuli pensieri
nel vespero migrar.
L'operazione simmetrica è stata tentata da Ernesto Neri con una poesia che che anagramma San Martino per ottenere una parafrasi di Pianto Antico (lo stesso Grangetto mi ha poi fatto conoscere una sua prova analoga):
PIANTO ANTICO (NON RIMASTA) (1)
L'albero cui tendevi (Al legno tiri baci, balli)
la pargoletta mano, (polso d'anni gai vige) (2)
il verde melograno (semi rosa e t'alletto)
dà bei vermigli fior, (rubri gigli là emana: a che?)
nel muto orto solingo (l'ermo verde, poi gleba) (3)
rinverdì tutto or ora (il tornar di dì belli)
e giugno lo ristora (rivivi adoprando sole)
di luce e di calor. (là me rallegran rai.)
Tu fior de la mia pianta (Spiga per cui seccai) (4)
percossa e inaridita, (e dipoi spento da colpi sto) (5)
tu de l'inutil vita (slanci fiacchi di cosa rotta)
estremo unico fior, (rarissimo lui cura)
sei nella terra fredda, (ossa lustre tra brine) (6)
sei nella terra negra; (me, in coltri sì crudel)
né il sol più ti rallegra (né luci, riso e spemi)
né ti risveglia amor. (morir la spegne, ver?)
(1) Con riferimento a una morte al femminile, anche se a morire fu il piccolo figlio maschio di Carducci.
(2) "Vige" nel senso: è vivo, è vitale. Usato anche da Dante: "O donna in cui la mia speranza vige" (Par. XXXI,79)
(3) Ma anche: "Bell'agro verde e pomi". Forse questa è migliore ma mi sembra troppo "brillante". L'"ermo verde" e la "gleba" mi sembrano più consoni all'atmosfera evocata dal "muto" e dal "solingo".
(4) Ma anche: "Spiga per cui c'è scia"
(5) Ma anche: "Dio! Spento da colpi, pesto" e altri simili.
(6) Ma anche: "ossa tra lustre brine"
Il testo di San Martino, per chi non lo sa a memoria.
San Martino
La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir dè tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.
Gira sù ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri.
com'esuli pensieri
nel vespero migrar.