RECUPERO la rubrica prevista il 25 febbraio, che per un disguido tecnico non è stata pubblica nel sito.
L'autogenito. Geni tomisti. Mistiche zen. Che zenzero! Zero gradi. Gradire = L'autore (o anche: Lauto re). Ecco un esempio, breve e scombinato, di quello che Salvatore Chierchia chiamava, appunto, "l'autogenito". Quando ne parlava sul Caffè, nel 1981, non erano ancora in vendita i primi personal computer: Ma Chierchia, che firmava come Sal Kierkia e per gli enigmisti come Magopide, stava già sviluppando certe sue ardite fantasie su ciò che l'abbinamento tra informatica e linguaggio avrebbe potuto consentire. Per esempio, una lingua autogenita: che si crea da sé.
Dalla sua competenza enigmistica aveva estratto la passione per il "lucchetto", di cui si era coscienziosamente appuntato il precedente cinese dello shehfu (trovato in The Importance of Living di Lin Yutang, in un passo assente dall'edizione italiana: un bel tartufo dissepolto dal sottobosco). Nello schema enigmistico del lucchetto, la sequenza finale di un'espressione corrisponde a quella iniziale di un'altra espressione, che quindi sembra esserne generata. Un esempio su scala ridotta, dal repertorio di Magopide: il nome del rostro finisce come incomincia il nome dell'elemento chimico più amato dagli scolari, lo stronzio: roSTRO / STROnzio. Il lucchetto si chiude quando le parti rimanenti (quelle qui rimaste in maiuscolo) si saldano in una nuova parola: ronzio.
Nel suo testo per il Caffè, - uno dei suoi pochissimi testi pubblicato fuori dalla cerchia amichevole dell'enigmistica - Magopide immagina che un algoritmo meccanico abbia prodotto quasi per "autogenesi" una "traccia continua" di ben 142 passaggi: "leGALE ONESTO / GALEONE STOrico/ricoVERI DI CASTORI / VERIDICA STORIa d'amore"... Questi diventano passaggi obbligati per un racconto veramente strampalato che non finisce prima che sia convocata una riunione i cui partecipanti si accomodano su "otto seDIE" e "DIEci bidè".
Il lucchetto dell'Autogenito si chiudeva su "Le radici", che poteva anche leggersi come "L'era DiCì".
L'autogenito. Geni tomisti. Mistiche zen. Che zenzero! Zero gradi. Gradire = L'autore (o anche: Lauto re). Ecco un esempio, breve e scombinato, di quello che Salvatore Chierchia chiamava, appunto, "l'autogenito". Quando ne parlava sul Caffè, nel 1981, non erano ancora in vendita i primi personal computer: Ma Chierchia, che firmava come Sal Kierkia e per gli enigmisti come Magopide, stava già sviluppando certe sue ardite fantasie su ciò che l'abbinamento tra informatica e linguaggio avrebbe potuto consentire. Per esempio, una lingua autogenita: che si crea da sé.
Dalla sua competenza enigmistica aveva estratto la passione per il "lucchetto", di cui si era coscienziosamente appuntato il precedente cinese dello shehfu (trovato in The Importance of Living di Lin Yutang, in un passo assente dall'edizione italiana: un bel tartufo dissepolto dal sottobosco). Nello schema enigmistico del lucchetto, la sequenza finale di un'espressione corrisponde a quella iniziale di un'altra espressione, che quindi sembra esserne generata. Un esempio su scala ridotta, dal repertorio di Magopide: il nome del rostro finisce come incomincia il nome dell'elemento chimico più amato dagli scolari, lo stronzio: roSTRO / STROnzio. Il lucchetto si chiude quando le parti rimanenti (quelle qui rimaste in maiuscolo) si saldano in una nuova parola: ronzio.
Nel suo testo per il Caffè, - uno dei suoi pochissimi testi pubblicato fuori dalla cerchia amichevole dell'enigmistica - Magopide immagina che un algoritmo meccanico abbia prodotto quasi per "autogenesi" una "traccia continua" di ben 142 passaggi: "leGALE ONESTO / GALEONE STOrico/ricoVERI DI CASTORI / VERIDICA STORIa d'amore"... Questi diventano passaggi obbligati per un racconto veramente strampalato che non finisce prima che sia convocata una riunione i cui partecipanti si accomodano su "otto seDIE" e "DIEci bidè".
Il lucchetto dell'Autogenito si chiudeva su "Le radici", che poteva anche leggersi come "L'era DiCì".