Lessico e Nuvole

Tormentoni vecchi e nuovi

1 minuti di lettura
L'amico Fulvio Paloscia mi parla del tormentone "Nella splendida cornice...". Io gli dico: "Ma da quando Daniele Piombi non presenta più serate tv estive dai Giardini Naxos non è desueto?". Lui sostiene di no. Il giorno dopo mi manda una e.mail, con un comunicato stampa appena emesso da un'istituzione culturale fiorentina: "Nella splendida cornice del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio..."

Altri tormentoni me li racconta Ivo Magherini:

"Guardi, ma guardi è quello dei non riportati nel libro che mi ha colpito subito, usato specialmente dai nostri illuminatissimi politici quando, intervistati nei tiggí, si degnano di illuminarci sugli insondabili segreti della loro politica".

Giusto: direi proprio che è un tormentone derivato da Gianni Agnelli, che lo usava spesso.

Ivo Magherini, che è appena rimpatriato dopo un lungo periodo in Germania, poi fa un po' di comparatistica tormentonica:

"Trovo buffo il fatto di essermi tuffato allora nel dilagante tormentone teutonico ohne wenn und aber e di rientrare nel senza se e senza ma 18 anni dopo. Dunque la politica comune europea serve pure a qualcosa. È vero che, c'est vrai que lo abbiamo mutuato dai cugini d'oltralpe, mentre non (me, glie, &c) potrebbe fregare di meno viene dall'inglese couldn't care less (già andava forte quando vivevo a Manchester nel '69-'70 e dunque ben prima dell'Unione Europea), che però tradisce leggermente lo spirito dell'originale to care (curarsi) traducendolo con fregarsene; ma si tratta, del resto, di sottigliezza romanesca. Confesso di averlo usato regolarmente nei miei vent'anni romani, quasi sempre specificando, per vezzo, come dicono gli inglesi.

A proposito di Roma, mi sembra che manchi nel tuo libro, è la morte sua, che almeno in parte è stato soppiantato da che te lo dico a fa'.

D'altra parte è destino anche dei tormentoni passare di moda, come è capitato a bestiale o pazzesco. Mi ha regalato un mazzo di fiori pazzesco l'ho ancora nei tardi anni '90".