Lessico e Nuvole

L'inno minato

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Mi scrive Filippo Bianchi:

Sono un alunno di una terza media fiorentina. Qualche giorno fa la nostra professoressa di musica ha avuto un'idea che si è rivelata brillante, cioè di farci scrivere quello che ricordavamo dell'Inno di Mameli. Sono venuti fuori errori terribili, ma molto fantasiosi. Per fare qualche esempio: "s'è desta" è stato interpretato: "sedesta", "seddesta", "se desta", "se è desta", "s'edesta", "se e desta", "sè è d'esta", "s'eddesta", "se d'esta"; invece "s'è cinta la testa" è stato traslitterato come: "si incinta la testa", "s'è incinta la testa", "secinta", "se cinta", "se scinta", "se è cinta", "se scinta la testa" (che potrebbe sembrare il contrario di "s'è incinta"). Neanche Scipione l'Africano è stato risparmiato, e ha dato luogo a cose come: "e l'elmo di Cipio", "dell'elmo Dicipio", "dell'elmo di Ciprio", "de l'elmo Dicipio", "nell'elmo Discipio", "e l'elmo di Sippio", "nell'elmo a Cipio" (dove tra preposizioni e ortografia non si sa dove sbattere la testa), per poi finire "nell'elmo di Cippo". Ora nella mia mente malata è passata l'idea di creare versioni della 1a parte del nostro Inno applicando gli errori ad ogni verso, per esempio sul modello di "sedesta":

Fratelli ditalia, / l'Italia sedesta, / dell'elmo Dicipio / s'è cinta latesta. / Dov'è lavittoria, / che schiava Diroma / Iddio lacreò. / / Stringiamci accoorte, / siam pronti allamorte, / siam pronti allamorte / l'Italia chiamò.
Oppure con "secinta": Fratelli d'Italia, / litalia sedesta, / dellelmo di Scipio / secinta la testa. / Dovè la vittoria, / cheschiava di Roma / Iddiola creò. / / Stringiamcia coorte, / siampronti alla morte, / siampronti alla morte / litalia chiamò.

Oppure con entrambi:

Fratelli ditalia, / litalia sedesta, / dellelmo Dicipio / secinta latesta. / Dovè lavittoria, / cheschiava Diroma / Iddiola creò. / / Stringiamci accoorte, / siampronti allamorte, / siampronti allamorte / litalia chiamò.
Eccetera eccetera...

Comunque, al di là di questo mio balocco, resta l'indubbia ironia degli errori, di cui per sdrammatizzare si può solo ridere, ed è quello che ho fatto e che Le auguro di fare".

Avrei contestato a Filippo Bianchi solo il suo uso del verbo "traslitterare", ma ho un po' paura che mi faccia notare che lo ha appena usato nella stessa accezione un filologo (sic!) che scriveva sull'inserto culturale del Sole - 24 ore. Stringiamci a coorte!