Un racconto anagrammatico di Gaia Rayneri, nella settimana del Salone del Libro.
(Nella prima puntata, l'autrice ha anagrammato soprattutto nomi di scrittrici).
Di fronte a tante donne nel panorama letterario, qualche malpensante accusa, ancora, ERNESTO FRANCO: nell'editoria di oggi, ENTRANO SCROFE. Lui, che a partire dalla querelle Saramago è abituato a FARSENE CONTRO, per un attimo vorrebbe passare alle mani: SFERRO COTENNA?, si chiede; ma poi resta pensoso a chiedersi cosa dire; è abituato a NON TACERE, FORS...
L'Italia è un paese poco avanzato riguardo alle questioni di genere, si sa: e gli autori maschi, come FRANCESCO PICCOLO, vengono accolti bene, anche quando, all'occorrenza, parlano di COLF SPORCACCIONE. Ma pare un intento programmatico, quello dell'autore casertano, per spiazzare il lettore: CONFICCO SCALPORE, dice.
Nel catalogo dello Struzzo, anche personalità illustri, come EUGENIO SCALFARI. Uno che si batterebbe per la laicità dello Stato (GESÙ? FACILONERIA: liquida così la questione della fede), e che dalle lettere ebbe sempre chiaro il suo destino: FUNGERAI SOCIALE, gli hanno detto fin dal battesimo. Lui, si rilassa, si affida alla penna e FRUISCE ANALOGIE: quella tra i barbari e i tempi moderni, per esempio, a lui tanto cara.
Altro luminare della letteratura di oggi è indubbiamente PIETRO CITATI. Tu, Pietro, non ti smentisci mai, anzi: CITATO, RIPETI. Ma è forse anche uno dei TIPI TEOCRATI della nostra nazione, impegnato ad esaltare certi CETI PATRIOTI e i loro TACITI POTERI con RATTI POETICI (e qui vediamo come l'accusa di plagio torni spesso). Altro illustre scrittore, in odore di Nobel, dice qualcuno, è CLAUDIO MAGRIS. COLMAI SGUARDI sul mondo, forse pensa di sé: altri credono che lui e i suoi libri rientrino tra i SADICI GLAMOUR (per l'elegante racconto della violenza che ci dà? Forse). Ma si potrebbe parlare anche di SALMODICI RAGÙ (pastiche non privi di musicalità). Non sembra apprezzare gli scrittori sardi: dice infatti, della vincitrice del Campiello: DISCOLA MURGIA! Ma forse è solo per gelosia. Si è parlato di Nobel anche per ANTONIO TABUCCHI, forse per il suo tendere verso un'inafferrabile essenza metafisica: CHI? NON T'Ò UBICATA, dice a una voce che sente ma non riconosce; ma poi, anche se non l'afferra, si dice che la letteratura va avanti: BOH, UNO TI CANTICA, si risponde nel dubbio: i migliori romanzi sono costruiti sul nulla.