Rutello, niente a che fare con l'ex sindaco di Roma, è un lettore che ha incominciato a scrivermi molti anni fa. In realtà non si chiama così, è uno pseudonimo che ha adottato dopo un mio errore di lettura della sua firma. Ora mi scrive:
"Anni fa, credo almeno 20, ti mandavo un mio "Dizionarietto dei BAI-PASS", scritto a biro su fogli A4, nel quale avevo collezionato l'italianizzazione di termini inglesi nel gergo informatico. Ricordo che facevo notare, forse in quello stesso plico o in corrispondenze successive, che la trasformazione di verbi inglesi in strani verbi italiani, sembrava prevedere sempre la 1a coniugazione, a parte un paio di rarissime eccezioni. Il mio dizionarietto è rimasto dove si trovava e non ho mai più pensato ad una sua evoluzione; credo inoltre che siano esistiti vari "bestiari" o raccolte analoghe ben più ricche della mia.
Oggi però non resisto e ti parlo di "buccare", che forse dovrebbe scriversi "book-care" o "bookkare" o altro ancora e che deriva da "to book" (prenotare). E' un termine che riguarda il mercato azionario e si usa con estrema scioltezza. Un cliente "bucca" un'azione. Il suono mi ricorda qualcosa di piratesco, come in effetti credo che sia: un verbo rapito e trascinato in alto mare.
Poi c'è un mistico "tradate". Non è "tra date", cioè "fra periodi", ma "commerciate", "trattate sul mercato", dal verbo inglese "to trade". E si tratta sempre di azioni, oserei dire le brutte azioni di qualche peccatore della lingua".