Ogni tanto qualcuno si ricorda ancora del Repertorio tormentoni.
Sull'origine della parola, una preziosissima testimonianza di Giulio Brunner:
"Per la storia posso dirti che si usava questo termine già a metà degli anni '50 nella redazione del Marc'Aurelio (che io indegnamente dirigevo: capirai fra un Fellini, Age, Scarpelli, De Torres ecc. mi sentivo una cacca...) per indicare la vignetta umoristica che ogni settimana verteva sempre sullo stesso argomento pur con una diversa battuta. Come oggi si farebbe per Ruby o per il bunga-bunga. Purtroppo i miei referenti sono tutti morti, specialmente Castellano e Pipolo che ne erano i principali ideatori".
Su un famoso tormentone interviene Luigi Fazzo: "Solo per segnalare che, se non sbaglio, "Frankly I couldn't care less, Darling" è l'ultima battuta rivolta da Clark Gable a Vivien Leigh in "Via col vento"; quella che in italiano è stata resa con "Francamente me ne infischio". All'epoca non era in voga l'italiano "non me ne può fregare di meno"; e meno male, perché come espressione sarebbe stata malissimo in bocca a Clark Gable. Il che ci porta ulteriormente a constatare come, traducendo una frase inglese indubbiamente brusca ma non priva di eleganza, si possa giungere ad esiti sguaiati".
In realtà a me risulta che l'originale fosse più forte, equivaleva a "Me ne frego, "I don't give a damn". I produttori del film dovettero pagare una multa, a causa dell'espressione colorita. Non andarono in rovina.
Due frasi matte, o simili, per chiudere.
Mi scrive un lettore che desidera restare anonimo:
"E' in commercio un'ottima caramella, di cui non cito la marca per ovvii motivi, che sull'incarto porta la scritta ANICEMENTA. Non causerà mica stipsi, alle volte?"
Mi scrive Paolo Comunian:
"Ho letto una notizia sul racket dell'azzardo in Puglia. Non so a te, ma a me il titolo "la mafia controllava le case da gioco di Monopoli" ha fatto sorridere".
Sull'origine della parola, una preziosissima testimonianza di Giulio Brunner:
"Per la storia posso dirti che si usava questo termine già a metà degli anni '50 nella redazione del Marc'Aurelio (che io indegnamente dirigevo: capirai fra un Fellini, Age, Scarpelli, De Torres ecc. mi sentivo una cacca...) per indicare la vignetta umoristica che ogni settimana verteva sempre sullo stesso argomento pur con una diversa battuta. Come oggi si farebbe per Ruby o per il bunga-bunga. Purtroppo i miei referenti sono tutti morti, specialmente Castellano e Pipolo che ne erano i principali ideatori".
Su un famoso tormentone interviene Luigi Fazzo: "Solo per segnalare che, se non sbaglio, "Frankly I couldn't care less, Darling" è l'ultima battuta rivolta da Clark Gable a Vivien Leigh in "Via col vento"; quella che in italiano è stata resa con "Francamente me ne infischio". All'epoca non era in voga l'italiano "non me ne può fregare di meno"; e meno male, perché come espressione sarebbe stata malissimo in bocca a Clark Gable. Il che ci porta ulteriormente a constatare come, traducendo una frase inglese indubbiamente brusca ma non priva di eleganza, si possa giungere ad esiti sguaiati".
In realtà a me risulta che l'originale fosse più forte, equivaleva a "Me ne frego, "I don't give a damn". I produttori del film dovettero pagare una multa, a causa dell'espressione colorita. Non andarono in rovina.
Due frasi matte, o simili, per chiudere.
Mi scrive un lettore che desidera restare anonimo:
"E' in commercio un'ottima caramella, di cui non cito la marca per ovvii motivi, che sull'incarto porta la scritta ANICEMENTA. Non causerà mica stipsi, alle volte?"
Mi scrive Paolo Comunian:
"Ho letto una notizia sul racket dell'azzardo in Puglia. Non so a te, ma a me il titolo "la mafia controllava le case da gioco di Monopoli" ha fatto sorridere".