Un palindromo sillabico si trova in un'e.mail che mi ha mandato il lettore Paolo Fai, che conosce un professore che si chiama "Saro La Rosa". Leggete da destra a sinistra, sillaba per sillaba: sa-ro la ro-sa. È uguale. Palindromo bellissimo perché costituito da cinque sillabe, che sono tante, e soprattutto perché è il nome-e-cognome di una persona reale.
Il palindromo sillabico ha stimolato la vena letteraria di Stefano Castelvecchi, che ha scritto un raccontino in tre atti. Me ne ha anche mandata la traduzione in italiano standard, ma a me è sembrata superflua e l'ho omessa. Tutte le parole, monosillabi comprese, sono palindromi sillabici.
Nerone, legale senese (gran retore togato, se non statista, che ne sedusse, di vedove), va da Mimì, caduca madama di Maremma, e le fa: "Mi domando: Che fo? Ricorri, o ti ritiri? Ho un po' di remore, per l'alea: la stimasti? Négane i rigori!"
E lei: "Ma mi difendi, o no? E i crin! Lìsciali, o al men che li livelli!"
E lui, comico: "Sì, a testate, o con dè tiranti?"
Mimì: "(Non è tosato. Si raderà?) E la casacca!"
"Ma è Lebole!"
Ma lei avea tastata la casacca: "La stirasti? Ed è tarata: ha le cimici! Lèvale! Lavala!"
"La stireresti?"
"No!"
La carica: "Nasona!"
Lo deride: "Bonobo!"
Non demorde: "Nana!"
Secondo Atto (Qui si allude a un dono: è la mancia).
Mimì: "Se pur tirati, cinici, ci si ristori da Toto il Cosacco" (ma ex tenente di Toronto).
Toto riferì: "Ho la tagliata; è rara: rimiri! E il nodino è nostrano. Dimandi!"
Nerone: "Volevo il polipo", e Mimì: "Roderò il tomato tostato".
Toto: "Signorsì."
In fin, donando, "Tenete". Ma nòtano: "Il nocino è letale! Ne moriamo!"
Toto: "Be', la dimidi. (E già steste a' minimi)"
Mimì: "Ma va', làsciala in toto. Siam pur vivi! Tìrati su: ci si può recare al mar, a remare; o restare in Maremma: la radura rifiorì, si cavalca!"
Nerone: "Ma valeva il trantran? Io mi corico" (e si coricò).
Mimì: "Io pur mi corico" (e si coricò).
E ronfaron.
("E volavo, volavo...")
I due protagonisti, dice Castelvecchi, alla fine fanno "il sogno di Modugno".
Il palindromo sillabico ha stimolato la vena letteraria di Stefano Castelvecchi, che ha scritto un raccontino in tre atti. Me ne ha anche mandata la traduzione in italiano standard, ma a me è sembrata superflua e l'ho omessa. Tutte le parole, monosillabi comprese, sono palindromi sillabici.
Nerone, legale senese (gran retore togato, se non statista, che ne sedusse, di vedove), va da Mimì, caduca madama di Maremma, e le fa: "Mi domando: Che fo? Ricorri, o ti ritiri? Ho un po' di remore, per l'alea: la stimasti? Négane i rigori!"
E lei: "Ma mi difendi, o no? E i crin! Lìsciali, o al men che li livelli!"
E lui, comico: "Sì, a testate, o con dè tiranti?"
Mimì: "(Non è tosato. Si raderà?) E la casacca!"
"Ma è Lebole!"
Ma lei avea tastata la casacca: "La stirasti? Ed è tarata: ha le cimici! Lèvale! Lavala!"
"La stireresti?"
"No!"
La carica: "Nasona!"
Lo deride: "Bonobo!"
Non demorde: "Nana!"
Secondo Atto (Qui si allude a un dono: è la mancia).
Mimì: "Se pur tirati, cinici, ci si ristori da Toto il Cosacco" (ma ex tenente di Toronto).
Toto riferì: "Ho la tagliata; è rara: rimiri! E il nodino è nostrano. Dimandi!"
Nerone: "Volevo il polipo", e Mimì: "Roderò il tomato tostato".
Toto: "Signorsì."
In fin, donando, "Tenete". Ma nòtano: "Il nocino è letale! Ne moriamo!"
Toto: "Be', la dimidi. (E già steste a' minimi)"
Mimì: "Ma va', làsciala in toto. Siam pur vivi! Tìrati su: ci si può recare al mar, a remare; o restare in Maremma: la radura rifiorì, si cavalca!"
Nerone: "Ma valeva il trantran? Io mi corico" (e si coricò).
Mimì: "Io pur mi corico" (e si coricò).
E ronfaron.
("E volavo, volavo...")
I due protagonisti, dice Castelvecchi, alla fine fanno "il sogno di Modugno".