La rivoluzione non tedesca: calembour giornalistici
Nelle puntate feriali della rubrica, fino a giovedì 8 settembre, recuperiamo le puntate della rubrica uscite sul Venerdì in agosto.
2. Quando a luglio le due Camere hanno votato l'autorizzazione all'arresto rispettivamente dell'onorevole Papa e del senatore Tedesco molte bacheche Facebook hanno colto l'allusione a Joseph Ratzinger, combinata dal caso (che fra gli autori di calembour non è il più pigro, né il meno spiritoso). Per analogia è anche ricomparsa la prima pagina con cui il quotidiano Manifesto aveva salutato l'elezione dello stesso Ratzinger a papa, nel 2004. Il titolo era francamente irresistibile: "Il pastore tedesco". Irresistibile nell'effetto, signorilmente blasfemo; irresistibile nella tecnica, perché il calembour funzionava come la più ortodossa delle crittografie mnemoniche degli enigmisti.
Con quella prima pagina il Manifesto confermava una certa vocazione al copy-writing geniale, vocazione in preceden…
Nelle puntate feriali della rubrica, fino a giovedì 8 settembre, recuperiamo le puntate della rubrica uscite sul Venerdì in agosto.
2. Quando a luglio le due Camere hanno votato l'autorizzazione all'arresto rispettivamente dell'onorevole Papa e del senatore Tedesco molte bacheche Facebook hanno colto l'allusione a Joseph Ratzinger, combinata dal caso (che fra gli autori di calembour non è il più pigro, né il meno spiritoso). Per analogia è anche ricomparsa la prima pagina con cui il quotidiano Manifesto aveva salutato l'elezione dello stesso Ratzinger a papa, nel 2004. Il titolo era francamente irresistibile: "Il pastore tedesco". Irresistibile nell'effetto, signorilmente blasfemo; irresistibile nella tecnica, perché il calembour funzionava come la più ortodossa delle crittografie mnemoniche degli enigmisti.
Con quella prima pagina il Manifesto confermava una certa vocazione al copy-writing geniale, vocazione in precedenza testimoniata dalla campagna promozionale in cui alla foto di un neonato placidamente addormentato nella sua culla, con un pugnetto sinistro chiuso, si sovrapponeva la headline: "La rivoluzione non russa". Qui sul piano della tecnica si arriva addirittura al cambio di funzione grammaticale (russa: aggettivo o verbo), che è una specie di salto mortale nella tecnica del doppio senso. Sul piano dell'effetto, rispetto all'esempio sul pastore tedesco, non c'è un accostamento di irriverente stravaganza (pontefice/cane da guardia), ma un'integrazione di significati tutti pertinenti. La rivoluzione non è quella russa, infatti non è vecchia ma è rappresentata da un bambino; il pugno non è bellicoso ma infantile, come di protesta spontanea; dorme (è in pace) ma non russa (ancora una volta, è un beato sonno infantile). Chissà quanto fosse prevista anche una sorta di significazione inconscia: la rivoluzione è "in sonno", se ne parla di meno, ma continua a esserci.
Dico questo non per spiegare la barzelletta, attitudine di orribile pedanteria, ma solo per mostrare cosa intendevano i trattatisti manieristi e barocchi quando parlavano dell'arguzia come di una pointe o di un'agudeza: diversi significati verbali e anche visivi convergono in un solo punto (un'unica espressione, a volte un'unica parola).