Nelle puntate feriali della rubrica, fino a giovedì 8 settembre, recuperiamo le puntate della rubrica uscite sul Venerdì in agosto.
3. In questa serie estiva Lessico e nuvole si perde tra i calembour visivi, dopo aver visitato una mostra tuttora aperta alla Fondazione Remotti di Camogli.
Uno dice: calembour visivi, quindi vignette di satira. Eh, dipende. La vignetta può certo arrivare a essere satira politica e a volte può contenere anche calembour, anche raffinati. Nella satira politica del dopoguerra, quella che si è integrata pienamente con l'informazione politica, una vignetta storica è stata sicuramente quella con cui Giorgio Forattini ha salutato la vittoria dei "no" al referendum sul divorzio del 1974. Da una bottiglia di champagne con etichetta NO e data 1974 partiva il tappo, che aveva le fattezze del principale sostenitore del SI, ovvero Amintore Fanfani. La didascalia diceva, appunto, "Il tappo è saltato". C'era una feroce allusione alla statura non erculea dell'uomo politico. Ma nel complesso la vignetta, con la sua didascalia, condensava anche il significato di festeggiamento, le prossime dimissioni di Fanfani da segretario Dc (avvennero nel 1975), una certa sensazione che si fosse sbloccata una situazione politica stagnante.
Anche coloro a cui Forattini non piace, o non piace più, devono ammettere che sul piano del calembour visivo ha fatto cose a volte ragguardevoli. Come satira politica vera e propria, ricordo una vignetta pasquale, con un Calvario e tre croci. Al posto di Gesù c'era Giulio Andreotti. Al posto dei due ladroni c'erano i due potentissimi fratelli Salvo. Non so quale inchiesta giudiziaria avesse toccato questi ultimi due, senza lambire l'uomo politico. Ricordo però che sotto i due crocifissi laterali c'erano rispettivamente le didascalie: Salvo Ignazio e Salvo Antonino. Sotto il crocifisso centrale, Salvo Comunque.
A vignette come queste, certo di buon virtuosismo nel trattamento del doppio senso, io preferivo un altro genere. Quello, assai più raro di un'altra vignetta, a colori e allegorica, in cui l'allora ministro delle finanze Rino Formica diveniva un'inquietante e proboscidata "rinoformica". Tra satira e nonsense, personalmente non ho mai avuto dubbi.