Un proverbio italiano dice "Traduttore, traditore". È forse l'esempio più fulminante di gioco di parole. Per la linguistica è una "paronomàsia", accostamento di due parole simili nel suono. Ma è anche molto più di una normale paronomasia: dice qualcosa di profondo, senza sprecare giri di parole. Praticamente ancor prima che "dire" il suo significato lo "mostra", dato che "traduttore, traditore" è un proverbio ovviamente intraducibile nella maggior parte delle lingue. Vorrà allora dire che a essere traditori sono solo i traduttori italiani? No, non siamo nominalisti sino a quel punto.
A me piacciono i proverbi o i modi di dire in cui tra le due parole c'è solo una virgola, che è in questo caso diventa per lo più un segno di equivalenza. Traduttore, traditore. Spendo, pretendo (questo lo si sente spesso nella forma "Pago, pretendo", ma io preferisco la ricca rima alla debole allitterazione in P). Fratelli, coltelli. Parenti, serpenti.
In inglese c'è una rima ottima per canzonette da Tin Pan Alley (la via newyorkese dei canzonettisti dell'epoca di Gershwin): "September, remember". Anche questa è intraducibile. Come tradurla e tradirla? Settembre, rimembri? Settembre, trimembre?
Da dieci anni a questa parte la rima è diventata decisamente meno romantica. Eh già. Lo scorso venerdì era proprio la data giusta, ma dovevamo chiudere il discorso sui calembour visivi. Non è per l'attesa di una settimana che diventa meno bello il gioco di Flora Sol Accursio:
"SETTEMBRE. September eleven, erette vette gemelle, ex belle, ceneree stese. Serpente! Delende teste e vene lese. Nelle estese terre deserte delle eteree tende, celermente prese sede. Rebelle, veemente, tremende mene fece. Recentemente gente né sente né vede. Eterne tenebre? Beh, spegnete le tele".
Intraducibile, certo: ma dobbiamo ricordarci che Douglas Hofstadter ha tradotto il titolo di Beppe Varaldo "All'alba Shahrazad andrà ammazzata" e l'ha reso "Shahrazad shall hang at dawn". Averne, di traditori così!
A me piacciono i proverbi o i modi di dire in cui tra le due parole c'è solo una virgola, che è in questo caso diventa per lo più un segno di equivalenza. Traduttore, traditore. Spendo, pretendo (questo lo si sente spesso nella forma "Pago, pretendo", ma io preferisco la ricca rima alla debole allitterazione in P). Fratelli, coltelli. Parenti, serpenti.
In inglese c'è una rima ottima per canzonette da Tin Pan Alley (la via newyorkese dei canzonettisti dell'epoca di Gershwin): "September, remember". Anche questa è intraducibile. Come tradurla e tradirla? Settembre, rimembri? Settembre, trimembre?
Da dieci anni a questa parte la rima è diventata decisamente meno romantica. Eh già. Lo scorso venerdì era proprio la data giusta, ma dovevamo chiudere il discorso sui calembour visivi. Non è per l'attesa di una settimana che diventa meno bello il gioco di Flora Sol Accursio:
"SETTEMBRE. September eleven, erette vette gemelle, ex belle, ceneree stese. Serpente! Delende teste e vene lese. Nelle estese terre deserte delle eteree tende, celermente prese sede. Rebelle, veemente, tremende mene fece. Recentemente gente né sente né vede. Eterne tenebre? Beh, spegnete le tele".
Intraducibile, certo: ma dobbiamo ricordarci che Douglas Hofstadter ha tradotto il titolo di Beppe Varaldo "All'alba Shahrazad andrà ammazzata" e l'ha reso "Shahrazad shall hang at dawn". Averne, di traditori così!