Lessico e Nuvole dedica la settimana a Primo Levi, che mercoledì 26 verrà ricordato a Torino con la Lezione Levi organizzata dal Centro Studi Internazionali P. L. (aula magna, facoltà di Scienze, corso Massimo d'Azeglio, 48; mercoledì 26; h. 18.00).
Primo Levi era un kibitzer. Così definiva sé stesso, e spiegava: il kibitzer è lo scacchista che ama guardare le partite altrui. Nei circoli scacchistici di New York i kibitzer chiedono ai giocatori: "State giocando, o state giocando a scacchi?". Giocare, significava giochicchiare, come i tennisti che palleggiano prima della partita vera e propria (unica cosa degna del nome "giocare a scacchi"). Nel primo caso, il kibitzer poteva intervenire con consigli e commenti.
Primo Levi era un kibitzer con gli scacchi, con gli altri giochi e con il linguaggio: con tutti i linguaggi, compreso appunto quello degli scacchi.
Hitler, per lui era un giocatore:
"Aveva proibito e negato ai suoi sudditi l'accesso alla verità, inquinando la loro morale e la loro memoria; ma, in misura via via crescente fino alla paranoia del Bunker, aveva sbarrato la via della verità anche a se stesso. Come tutti i giocatori d'azzardo, si era costruito intorno uno scenario intessuto di menzogne superstiziose, in cui aveva finito col credere con la stessa fede fanatica che pretendeva da ogni tedesco".
Hitler giocatore, nel senso di giocatore d'azzardo nel senso di giocatore compulsivo.
Primo Levi era un kibitzer. Così definiva sé stesso, e spiegava: il kibitzer è lo scacchista che ama guardare le partite altrui. Nei circoli scacchistici di New York i kibitzer chiedono ai giocatori: "State giocando, o state giocando a scacchi?". Giocare, significava giochicchiare, come i tennisti che palleggiano prima della partita vera e propria (unica cosa degna del nome "giocare a scacchi"). Nel primo caso, il kibitzer poteva intervenire con consigli e commenti.
Primo Levi era un kibitzer con gli scacchi, con gli altri giochi e con il linguaggio: con tutti i linguaggi, compreso appunto quello degli scacchi.
Hitler, per lui era un giocatore:
"Aveva proibito e negato ai suoi sudditi l'accesso alla verità, inquinando la loro morale e la loro memoria; ma, in misura via via crescente fino alla paranoia del Bunker, aveva sbarrato la via della verità anche a se stesso. Come tutti i giocatori d'azzardo, si era costruito intorno uno scenario intessuto di menzogne superstiziose, in cui aveva finito col credere con la stessa fede fanatica che pretendeva da ogni tedesco".
Hitler giocatore, nel senso di giocatore d'azzardo nel senso di giocatore compulsivo.