Mini-morato(ria)
Lettera circolare (seconda parte).
Appello a tutti i lettori e corrispondenti di Lessico e Nuvole.
Anche oggi Lessico e Nuvole richiede ufficialmente ai suoi gentili lettori e corrispondenti una moratoria sul gioco di parole:
MARIO MONTI: MARI O MONTI.
Abbiamo visto ieri che dalla più tenera infanzia di Mario Monti la declinazione delle sue generalità è accompagnata da un coro di "Mari o monti!". Come spesso accade in questi casi, ognuno ha l'impressione di essere il primo a coniare il bon mot. La circostanza spiega la frequenza con cui Monti, pur fervente patriota e personalmente anche incline alla più convinta sedentarietà (il suo sogno era quello di alloggiare alla Bocconi e spostarsi da casa in ufficio a casa in ascensore), ha accettato in passato incarichi prestigiosissimi all'estero: mai alcun collega di madrelingua non italiana gli ha dato una pacca sulla spalla dicendo battute del genere "Mario, my friend: as for your holidays, do …
Appello a tutti i lettori e corrispondenti di Lessico e Nuvole.
Anche oggi Lessico e Nuvole richiede ufficialmente ai suoi gentili lettori e corrispondenti una moratoria sul gioco di parole:
MARIO MONTI: MARI O MONTI.
Abbiamo visto ieri che dalla più tenera infanzia di Mario Monti la declinazione delle sue generalità è accompagnata da un coro di "Mari o monti!". Come spesso accade in questi casi, ognuno ha l'impressione di essere il primo a coniare il bon mot. La circostanza spiega la frequenza con cui Monti, pur fervente patriota e personalmente anche incline alla più convinta sedentarietà (il suo sogno era quello di alloggiare alla Bocconi e spostarsi da casa in ufficio a casa in ascensore), ha accettato in passato incarichi prestigiosissimi all'estero: mai alcun collega di madrelingua non italiana gli ha dato una pacca sulla spalla dicendo battute del genere "Mario, my friend: as for your holidays, do …
Lettera circolare (seconda parte).
Appello a tutti i lettori e corrispondenti di Lessico e Nuvole.
Anche oggi Lessico e Nuvole richiede ufficialmente ai suoi gentili lettori e corrispondenti una moratoria sul gioco di parole:
MARIO MONTI: MARI O MONTI.
Abbiamo visto ieri che dalla più tenera infanzia di Mario Monti la declinazione delle sue generalità è accompagnata da un coro di "Mari o monti!". Come spesso accade in questi casi, ognuno ha l'impressione di essere il primo a coniare il bon mot. La circostanza spiega la frequenza con cui Monti, pur fervente patriota e personalmente anche incline alla più convinta sedentarietà (il suo sogno era quello di alloggiare alla Bocconi e spostarsi da casa in ufficio a casa in ascensore), ha accettato in passato incarichi prestigiosissimi all'estero: mai alcun collega di madrelingua non italiana gli ha dato una pacca sulla spalla dicendo battute del genere "Mario, my friend: as for your holidays, do you prefer seas or mountains?" oppure "Ne me promettre pas mers et montagnes", e poi: giù a ridere!
In Italia questo era l'unico elemento che rischiava di nuocere all'equilibrio del professore che parallelamente ai soggiorni all'estero ha così adottato la strategia di accelerare la propria carriera nei confini nazionali. Precoce nell'andare in cattedra, nell'assumere incarichi in consigli d'amministrazione, nel divenire rettore, la rapidissima ascesa del nome di Monti non si deve a un'ambizione smodata (di cui il professore è totalmente scevro) né ai suoi soli meriti scientifici, ma soprattutto alla certezza che l'autorevolezza dello status raggiunto fosse un sistema per scongiurare il molesto calembour. Pur con il suo carattere mite e non vendicativo, il professore ha sviluppato al proposito un'intolleranza che arriva all'allergia. Pochi suoi ex compagni di studi, che lo avevano tormentato ripetendo sempre la stessa battuta, hanno fatto carriera alla Bocconi. Nessun problema hanno avuto invece ex rivali in amore, nemici accademici e scientifici, tifosi di squadre opposte, esponenti di contrade avversarie al Palio di Varese, verso i quali, da rettore e poi presidente della Bocconi, Monti ha adoperato il fair play più encomiabile e squisito.
(segue)
Appello a tutti i lettori e corrispondenti di Lessico e Nuvole.
Anche oggi Lessico e Nuvole richiede ufficialmente ai suoi gentili lettori e corrispondenti una moratoria sul gioco di parole:
MARIO MONTI: MARI O MONTI.
Abbiamo visto ieri che dalla più tenera infanzia di Mario Monti la declinazione delle sue generalità è accompagnata da un coro di "Mari o monti!". Come spesso accade in questi casi, ognuno ha l'impressione di essere il primo a coniare il bon mot. La circostanza spiega la frequenza con cui Monti, pur fervente patriota e personalmente anche incline alla più convinta sedentarietà (il suo sogno era quello di alloggiare alla Bocconi e spostarsi da casa in ufficio a casa in ascensore), ha accettato in passato incarichi prestigiosissimi all'estero: mai alcun collega di madrelingua non italiana gli ha dato una pacca sulla spalla dicendo battute del genere "Mario, my friend: as for your holidays, do you prefer seas or mountains?" oppure "Ne me promettre pas mers et montagnes", e poi: giù a ridere!
In Italia questo era l'unico elemento che rischiava di nuocere all'equilibrio del professore che parallelamente ai soggiorni all'estero ha così adottato la strategia di accelerare la propria carriera nei confini nazionali. Precoce nell'andare in cattedra, nell'assumere incarichi in consigli d'amministrazione, nel divenire rettore, la rapidissima ascesa del nome di Monti non si deve a un'ambizione smodata (di cui il professore è totalmente scevro) né ai suoi soli meriti scientifici, ma soprattutto alla certezza che l'autorevolezza dello status raggiunto fosse un sistema per scongiurare il molesto calembour. Pur con il suo carattere mite e non vendicativo, il professore ha sviluppato al proposito un'intolleranza che arriva all'allergia. Pochi suoi ex compagni di studi, che lo avevano tormentato ripetendo sempre la stessa battuta, hanno fatto carriera alla Bocconi. Nessun problema hanno avuto invece ex rivali in amore, nemici accademici e scientifici, tifosi di squadre opposte, esponenti di contrade avversarie al Palio di Varese, verso i quali, da rettore e poi presidente della Bocconi, Monti ha adoperato il fair play più encomiabile e squisito.
(segue)