Lettera circolare (terza parte).
Appello a tutti i lettori e corrispondenti di Lessico e Nuvole.
Anche oggi Lessico e Nuvole richiede ufficialmente ai suoi gentili lettori e corrispondenti una moratoria sul gioco di parole:
MARIO MONTI : MARI O MONTI.
In questa breve biografia sub specie facetiae di Mario Monti andrà ricordato che la peculiare condizione anagrafica del professore non è stata estranea neppure alla sua vocazione stessa di economista. Nei suoi studi dai gesuiti, il giovane Mario aveva infatti mostrato un'inequivocabile inclinazione per la filologia. Divoratore di romanzi, racconti, poesie in diverse lingue anche morte, nonché trattati di prosodia e di poetica, incominciava però già a mostrare insofferenza verso il professore di latino e greco: fine conoscitore dei lirici greci, e traduttore di Catullo, il colto sacerdote indulgeva con martellante insistenza allo "scherzo da prete" e non c'era giorno che mancava di rivolgersi all'allievo prediletto dicendo: "tu, che prometti mari o monti...". I compagni di classe ridevano non per lo scherzo ma per gli sforzi, sempre più vani, con cui Monti cercava di sorridere.
Venne poi un giorno in cui l'istituto in cui Monti studiava organizzò per i maturandi, in vista del loro orientamento all'università, un ciclo di lezioni di economia politica, curato da un docente dell'Università Cattolica di Milano. Le prime due lezioni furono commentate con disprezzo da Monti: "Economia, la triste scienza!" ripeteva, interrompendo a malincuore l'approfondimento delle varianti del Pascoli. Ma alla terza lezione, il professore disse "L'elettorato farebbe meglio a diffidare dei politici che, in campagna elettorale, promettono loro mari o monti". Un boato di risate ruppe il rispettoso silenzioso tenuto sino ad allora dagli alunni. "Cosa avete da ridere?" lamentò seccato l'oratore. Dopo una manciata di secondi di silenzio, un vispo giovanotto disse "No, cioè, lei ha detto "mari o monti" e lui - indicando il futuro senatore a vita - si chiama appunto Mario Monti". "Ah, sbuffò l'economista: e allora? Cosa ci sarebbe, da ridere?". Bastarono queste parole per illuminare il giovane. La "triste scienza", grazie alla sua sordità per le combinazioni casuali fra le parole, aveva guadagnato un convintissimo sostenitore.
(segue e termina)
Appello a tutti i lettori e corrispondenti di Lessico e Nuvole.
Anche oggi Lessico e Nuvole richiede ufficialmente ai suoi gentili lettori e corrispondenti una moratoria sul gioco di parole:
MARIO MONTI : MARI O MONTI.
In questa breve biografia sub specie facetiae di Mario Monti andrà ricordato che la peculiare condizione anagrafica del professore non è stata estranea neppure alla sua vocazione stessa di economista. Nei suoi studi dai gesuiti, il giovane Mario aveva infatti mostrato un'inequivocabile inclinazione per la filologia. Divoratore di romanzi, racconti, poesie in diverse lingue anche morte, nonché trattati di prosodia e di poetica, incominciava però già a mostrare insofferenza verso il professore di latino e greco: fine conoscitore dei lirici greci, e traduttore di Catullo, il colto sacerdote indulgeva con martellante insistenza allo "scherzo da prete" e non c'era giorno che mancava di rivolgersi all'allievo prediletto dicendo: "tu, che prometti mari o monti...". I compagni di classe ridevano non per lo scherzo ma per gli sforzi, sempre più vani, con cui Monti cercava di sorridere.
Venne poi un giorno in cui l'istituto in cui Monti studiava organizzò per i maturandi, in vista del loro orientamento all'università, un ciclo di lezioni di economia politica, curato da un docente dell'Università Cattolica di Milano. Le prime due lezioni furono commentate con disprezzo da Monti: "Economia, la triste scienza!" ripeteva, interrompendo a malincuore l'approfondimento delle varianti del Pascoli. Ma alla terza lezione, il professore disse "L'elettorato farebbe meglio a diffidare dei politici che, in campagna elettorale, promettono loro mari o monti". Un boato di risate ruppe il rispettoso silenzioso tenuto sino ad allora dagli alunni. "Cosa avete da ridere?" lamentò seccato l'oratore. Dopo una manciata di secondi di silenzio, un vispo giovanotto disse "No, cioè, lei ha detto "mari o monti" e lui - indicando il futuro senatore a vita - si chiama appunto Mario Monti". "Ah, sbuffò l'economista: e allora? Cosa ci sarebbe, da ridere?". Bastarono queste parole per illuminare il giovane. La "triste scienza", grazie alla sua sordità per le combinazioni casuali fra le parole, aveva guadagnato un convintissimo sostenitore.
(segue e termina)