Ripensando ancora a Dalla, mi è tornato in mente questo episodio, che avevo raccontato qui nel 2005, quando morì l'artista Aldo Mondino. Era la ricostruzione di una conversazione con lo stesso Mondino:
"Sai, io vado sempre in Sicilia, a Milo, vicino a Catania, e avevo promesso al museo locale una mia opera. Lì usano certi assi per lavare, ne ho preso uno e ho composto un'Etna applicando una montagnola di chicchi di caffè su questa tavola. Come volevi che chiamassi un vulcano fatto di caffè? Non ci arrivi? Mi deludi: l'ho intitolato Lavazza.
Prima che lo regalassi al museo, è venuto a trovarmi Lucio Dalla, che è un grande appassionato sia di arte sia di Sicilia, l'ha visto e gli è piaciuto moltissimo: voleva assolutamente che lo dessi a lui. Ma l'avevo già promesso al museo, non potevo proprio. Allora ne ho rifatto un altro, uguale, per il mio amico. E sai come l'ho intitolato, questa volta? Qui è più difficile: Lave nere di Milo".
"Sai, io vado sempre in Sicilia, a Milo, vicino a Catania, e avevo promesso al museo locale una mia opera. Lì usano certi assi per lavare, ne ho preso uno e ho composto un'Etna applicando una montagnola di chicchi di caffè su questa tavola. Come volevi che chiamassi un vulcano fatto di caffè? Non ci arrivi? Mi deludi: l'ho intitolato Lavazza.
Prima che lo regalassi al museo, è venuto a trovarmi Lucio Dalla, che è un grande appassionato sia di arte sia di Sicilia, l'ha visto e gli è piaciuto moltissimo: voleva assolutamente che lo dessi a lui. Ma l'avevo già promesso al museo, non potevo proprio. Allora ne ho rifatto un altro, uguale, per il mio amico. E sai come l'ho intitolato, questa volta? Qui è più difficile: Lave nere di Milo".