Negli scorsi giorni si è svolto a Toronto un convegno sull'opera di Italo Calvino e di Umberto Eco (Calvino & Eco. Rhizomatic relationships. Department of Italian Studies of the University of Toronto. April 13-14, 2012).
Avendo partecipato con una relazione su come tradurre (o non tradurre) i calembour forse è interessante dedicare la rubrica di questa settimana a come Calvino si è comportato traducendo un famoso brano di Queneau, nella prima pagina del romanzo Les fleures bleues (traduzione italiana di Calvino, Einaudi, 1967).
Il brano originale è:
Les Huns préparaient des stèques tartares, le Gaulois fumait une gitane, les Romains dessinaient des grecques, les Sarrasins fauchaient l? avoine, les Francs cherchaient des sols et les Alains regardaient cinq Ossètes. Les Normands buvaient du calva.
La traduzione di Calvino è:
Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara, i Gaulois fumavano gitanes, i Romani disegnavano greche, i Franchi suonavano lire, i Saracineschi chiudevano persiane. I Normanni bevevan calvadòs.
Prima frase: Les Huns préparaient des stèques tartares. / Gli Unni cucinavano bistecche alla tartara.
Il gioco è nel doppio senso di tartara, doppio senso presente sia in italiano sia in francese. La frase è tradotta fedelmente, con rinuncia a un gioco ortografico di Queneau. Queneau non ripete l'ortografia inglese della parola "steak", come accade comunemente in Francia, ma la realizza alla francese, come "stèques", assecondando il suo gusto per l'ostensione di ortografie eterodosse. In italiano si poteva trascrivere "steck", ma Calvino deve aver ritenuto che la parola inglese non fosse nota in Italia; oggi forse lo faremmo (così come forse non tradurremmo il préparaient di Queneau con il "cucinavano" di Calvino, visto che la tartare si mangia notoriamente cruda).