Gli enigmisti sono sempre in cerca di schemi nuovi, o meglio di nuove versioni dei soliti schemi. Per esempio, con il nome di tarocchi usano come schema per la soluzione dei loro enigmi l'antico gioco di cambiare una parola a un titolo (di film canzone, o analoghi): che io sappia il primo a proporre di fare indovinare il titolo modificato (o "taroccato") come se fosse la soluzione di una crittografia è stato Andrea Cerino, partecipando al forum della rivista Golem, nel 1997 (se ne parla in Sfiga all'Ok Corral, Einaudi, 1998, capitolo 11). Qualcuno forse aveva avuto la stessa idea prima; qualcuno l'ha senz'altro avuta dopo. Cose non troppo importanti, e quindi di cui non vantarsi troppo, no?
Intanto un enigmista, Luca Montini (in arte Azimut) sta ragionando sulla possibilità di avere crittografie monovocalizzate :
"Lo scopo è (sarebbe) quello di trovare una frase monovocale di senso compiuto a partire dall'esposto, che poi - demonovocalizzata - diventa un'altra frase (la soluzione) di senso altrettanto compiuto. Per fare qualche esempio:
DEI IN PIEDI (6 5)
Soluzione: Divano rotto (divini ritti)".
VELOCE CON WILLIAM (6 3 4 = 6 7)
Sol.: Colore porpora (celere per pere)".
Montini ne ha anche un esempio di quelli che gli enigmisti chiamano "a senso continuativo":
ABITO BIANCO, BOUQUET, PARRUCCHIERA... (5 3 5 1'2)
Sol: spese che sposa c'ha
Fa così il suo esordio in enigmistica (mi pare) l'orribile ma oramai dominante trascrizione "c'ha" del colloquiale "cià" (La sposa cià spese di diverso tipo). Prima o poi, doveva capitare.