In mezzo alle frasi doppie a senso continuativo che abbiamo visto nelle ultime rubriche (del genere: con tanti contanti), Valter Benigni ha mescolato questi altri esempi:
Colle colle
Agli agli
Dei dei
Regali regali.
Scarterei dei dei, perché si dovrebbe dire "degli dei". Ma perché Benigni lo ritiene lo stesso gioco di "con tanti contanti"? In un caso abbiamo due parole che si uniscono per formarne una terza, nell'altro caso abbiamo due parole uguali con significato diverso. Càpita così anche con il primo esemplare di questo gioco, il caso prototipico di "Lascia l'ascia e accetta l'accetta". Quella sua ascia è una frase doppia; accetta è invece un doppio senso. E dunque?
In realtà Benigni ha ragione, perché questo che noi pratichiamo per iscritto è in realtà un gioco che si fa all'orecchio, e infatti a funzionare poco sono gli esempi come "A nemico anemico" dove cambia la posizione dell'accento. Anche in letteratura, quando Dante usa il nome di Beatrice nel senso di "che bea" e Petrarca usa il nome di Laura nel senso di "l'aura" si considera che facciano lo stesso gioco. Li distingue l'enigmistica perché l'enigmistica si pratica per iscritto. Ma poi anche nei rebus vige la regola dell'ambiguità sistematica per cui se la parola non viene spezzata allora deve cambiare senso. Per esempio: "Pigiama di tela fine" (Pigia MA, DIT: è la fine): "fine" è in prima lettura sostantivo ("termine") e in seconda lettura aggettivo ("sottile e elegante").