Nella prima settimana di settembre Lessico e Nuvole recupera le puntate di una serie su Arrigo Boito e i palindromi uscita sui Venerdì di agosto.
La pubblico nella rubrica solo ad anni alterni, ma non c'è estate in cui - già il giorno del solstizio - non mi venga in mente l'ottava di Arrigo Boito: "Tu andrai d'Andrate al verde colle,/ Lesta l'estate trascorrerà. / Trarrà tra rari nappi il suon folle / D'ilari lari la lira là. / Lì ti rimiri nell'onda viva, / Lì ti ritiri tra l'erbe i fior / Lì sull'arborica verzura estiva / Il carco corica, carico cor!". Conoscere, capire e amare questa ottava è una condizione per poter accedere al biennio specialistico in studio del bisticcio letterario. Nelle più bigie giornate di autunno o di inverno, mentre si cammina nella nebbia o nella neve e il freddo intirizzisce le ossa, ricordare e ripetere fra sé il verso "D'ilari lari la lira là" riscalda e conforta, senza apporto di calorie né rischio di etilometro.
Andrate è un comune della provincia di Torino, sopra Ivrea, con una bella vista che arriva al Monferrato. Nel 1888 Arrigo Boito sognava di trovarci una casetta in cui invitare la sua bella, che era Eleonora Duse, e buon per lui. Dato che i due si vedevano pochissimo, si scrivevano tante lettere (anni fa le ha pubblicate Il Saggiatore, in uno struggente volumone): gli amori infelici o comunque controversi sono letterariamente i migliori. Negli altri i protagonisti non hanno il tempo di darci ragguagli (Le famiglie felici sono tutte felici allo stesso modo, no?). Boito staccava da un calendario francese la pagina del calendario con il mese (Maggio, cioè Mai) in cui si erano conosciuti e gliela mandava con la dedica: "In questo mese il raggio / Dei vostri occhi mirai. / Letto in Francese è il Maggio. / Ma in italiano è un mai". Un malinconico gioco di parole, dice egli stesso, sornione: e poi: "Le parole sono fatte per giocare".
Comunque Boito era un epistolografo inesausto, e scriveva quantità di lettere agli amici, piene di giochi, e in particolare palindromi, o loro varianti complesse, come "Ingegni nani nati titani" (che al contrario diventa: "I nati titani nan'ingegni").
La pubblico nella rubrica solo ad anni alterni, ma non c'è estate in cui - già il giorno del solstizio - non mi venga in mente l'ottava di Arrigo Boito: "Tu andrai d'Andrate al verde colle,/ Lesta l'estate trascorrerà. / Trarrà tra rari nappi il suon folle / D'ilari lari la lira là. / Lì ti rimiri nell'onda viva, / Lì ti ritiri tra l'erbe i fior / Lì sull'arborica verzura estiva / Il carco corica, carico cor!". Conoscere, capire e amare questa ottava è una condizione per poter accedere al biennio specialistico in studio del bisticcio letterario. Nelle più bigie giornate di autunno o di inverno, mentre si cammina nella nebbia o nella neve e il freddo intirizzisce le ossa, ricordare e ripetere fra sé il verso "D'ilari lari la lira là" riscalda e conforta, senza apporto di calorie né rischio di etilometro.
Andrate è un comune della provincia di Torino, sopra Ivrea, con una bella vista che arriva al Monferrato. Nel 1888 Arrigo Boito sognava di trovarci una casetta in cui invitare la sua bella, che era Eleonora Duse, e buon per lui. Dato che i due si vedevano pochissimo, si scrivevano tante lettere (anni fa le ha pubblicate Il Saggiatore, in uno struggente volumone): gli amori infelici o comunque controversi sono letterariamente i migliori. Negli altri i protagonisti non hanno il tempo di darci ragguagli (Le famiglie felici sono tutte felici allo stesso modo, no?). Boito staccava da un calendario francese la pagina del calendario con il mese (Maggio, cioè Mai) in cui si erano conosciuti e gliela mandava con la dedica: "In questo mese il raggio / Dei vostri occhi mirai. / Letto in Francese è il Maggio. / Ma in italiano è un mai". Un malinconico gioco di parole, dice egli stesso, sornione: e poi: "Le parole sono fatte per giocare".
Comunque Boito era un epistolografo inesausto, e scriveva quantità di lettere agli amici, piene di giochi, e in particolare palindromi, o loro varianti complesse, come "Ingegni nani nati titani" (che al contrario diventa: "I nati titani nan'ingegni").