Nella prima settimana di settembre Lessico e Nuvole recupera le puntate di una serie su Arrigo Boito e i palindromi uscita sui Venerdì di agosto.
Le lettere di Arrigo Boito a Federico De Roberto che stiamo rileggendo in queste settimane sono note da molti anni. Quello che almeno io ignoravo è che il trentaduenne De Roberto aveva risposto al più anziano e giocoso scrittore sullo stesso tono. Sono venuto a saperlo ora, grazie all'attenta cortesia del lettore Paolo Fai, che mi ha inviato la fotocopia di un articolo di Piero Meli uscito sul quotidiano La Sicilia lo scorso 18 aprile ("La stravagante sfida ludolinguistica di Boito a De Roberto"). L'articolo contiene il testo di una lettera di De Roberto a Boito, datata 31 dicembre 1894, con un'indicazione di data molto più faticosa di quella di Boito: "Ai, nat'a cant'Etna, Catania!": Catania, nata accanto all'Etna. Quando compaiono troppi apostrofi di elisione in un palindromo è un pasticcio. Ma De Roberto si riscatta subito, e se Boito lo aveva nominato "novello Alunno del Verso Sibillino", dichiara subito, in palindromi: "Allibì Sibilla! / Omer tremò!".
La lettera, conservata alla Biblioteca Palatina di Parma, risponde alla provocazione di Boito con bel piglio: componiamo con "erette lettere" delle "atre carte" (atre, cioè oscure); "ogni mar è ramingo"; "erra terra". Il grosso panettone che Boito aveva inviato a Catania arrivò con un battello di cui si nomina l'"elica facile" "e le vele". È una montagna dolciaria: "È grossa? Assorge!" (assurge, si eleva); il dolce "eresse l'essere", "eluse l'esule" (De Roberto era stato a Milano ed era tornato a Catania), il mittente dice: ti ringrazio "e do lode". Si immedesima con Leandro e dice di voler essere altrove: "là, Ero, si ride di riso real". Quindi passa a palindromi francesi, con qualche riferimento aspro che rinvia " a lo Zola". Nel finale De Roberto scrive: Chi "engage gagne" (chi si impegna, vince). La prova definitiva, dice a Boito, "tu l'as ici: salut!", ce l'hai qui, e ciao. Infatti, con la lettera De Roberto si era impegnato e sostiene di aver vinto la sfida. Certamente era riuscito a seguire la via di Boito (che infatti lo chiamerà "emulo lume"); ma altrettanto certamente non l'aveva superato. Anche perché sarebbe stato impossibile.
Le lettere di Arrigo Boito a Federico De Roberto che stiamo rileggendo in queste settimane sono note da molti anni. Quello che almeno io ignoravo è che il trentaduenne De Roberto aveva risposto al più anziano e giocoso scrittore sullo stesso tono. Sono venuto a saperlo ora, grazie all'attenta cortesia del lettore Paolo Fai, che mi ha inviato la fotocopia di un articolo di Piero Meli uscito sul quotidiano La Sicilia lo scorso 18 aprile ("La stravagante sfida ludolinguistica di Boito a De Roberto"). L'articolo contiene il testo di una lettera di De Roberto a Boito, datata 31 dicembre 1894, con un'indicazione di data molto più faticosa di quella di Boito: "Ai, nat'a cant'Etna, Catania!": Catania, nata accanto all'Etna. Quando compaiono troppi apostrofi di elisione in un palindromo è un pasticcio. Ma De Roberto si riscatta subito, e se Boito lo aveva nominato "novello Alunno del Verso Sibillino", dichiara subito, in palindromi: "Allibì Sibilla! / Omer tremò!".
La lettera, conservata alla Biblioteca Palatina di Parma, risponde alla provocazione di Boito con bel piglio: componiamo con "erette lettere" delle "atre carte" (atre, cioè oscure); "ogni mar è ramingo"; "erra terra". Il grosso panettone che Boito aveva inviato a Catania arrivò con un battello di cui si nomina l'"elica facile" "e le vele". È una montagna dolciaria: "È grossa? Assorge!" (assurge, si eleva); il dolce "eresse l'essere", "eluse l'esule" (De Roberto era stato a Milano ed era tornato a Catania), il mittente dice: ti ringrazio "e do lode". Si immedesima con Leandro e dice di voler essere altrove: "là, Ero, si ride di riso real". Quindi passa a palindromi francesi, con qualche riferimento aspro che rinvia " a lo Zola". Nel finale De Roberto scrive: Chi "engage gagne" (chi si impegna, vince). La prova definitiva, dice a Boito, "tu l'as ici: salut!", ce l'hai qui, e ciao. Infatti, con la lettera De Roberto si era impegnato e sostiene di aver vinto la sfida. Certamente era riuscito a seguire la via di Boito (che infatti lo chiamerà "emulo lume"); ma altrettanto certamente non l'aveva superato. Anche perché sarebbe stato impossibile.