La serie di rubriche sui palindromi di Arrigo Boito è tracimata da agosto sino a metà settembre. Qualcosa è rimasto ancora da dire.
Colpisce che Boito giochi con il concetto di copyright dei giochi L'equivoco è che si pensa che si possa inventare un palindromo quando perlopiù il palindromo lo si trova o al massimo lo si costruisce. Ognuno, in cuor suo, sa se un certo palindromo lo ha fatto o lo ha letto da qualche altra parte. Arrigo Boito quando scriveva un palindromo appena trovato aggiungeva: "ovo novo" (come dire, ovetto di giornata); quando invece usava un palindromo altrui trova il modo di segnalarlo.
In una strofetta in cui parla dei gusti letterari del pubblico generico (che già nel 1894 lasciavano a desiderare) aggiunge una parentesi come disclaimer: "La turba brutal / (Aimè, non è mia!) / la turba brutal / amar libri birbi brama". Come dire che Boito rimpiange di non essere l'autore del bel palindromo sulla turba brutale, ma poi lo usa per dare un soggetto al bellissimo palindromo "amar libri birbi brama". Ah, continuate a leggere libri su sfumature di colore e sculacciate! Libri birbi, per la turba brutal! Io me ne sto qui con Boito che mi consiglia di voltarmi e uscire, usando linguaggio laconico: "ritroso sortir / ama/ e verbo breve".
Altri palindromi si possono trarre dalle lettere di Boito a De Roberto. All'inizio del 1897vuole blandirlo (perché gli piace poter dire: "recai piacer"), promettendo: "Anno dà donna" (si vede che De Roberto non batteva chiodo), ma allo stesso tempo lo ammonisce: "Omo ama donna, dama omo". Attenzione, perché in retrolettura il significato cambia: "Omo ama danno, dama omo". Si potrebbe forse dire che Boito ha inventato anche l'arte del falso palindromo: una frase che pare un palindromo e che in effetti si può leggere anche al contrario, ma non è proprio esattamente quella e cambia di senso. "Lo so io sol", diceva: quasi a confermarci che c'è un segreto dei palindromi che è alla portata di pochissimi. Ma anche questa è un'idea come un'altra. E l'idea, diceva Boito, è volatile: "Augel idea va, e dilegua". Applausi al Maestro.
Colpisce che Boito giochi con il concetto di copyright dei giochi L'equivoco è che si pensa che si possa inventare un palindromo quando perlopiù il palindromo lo si trova o al massimo lo si costruisce. Ognuno, in cuor suo, sa se un certo palindromo lo ha fatto o lo ha letto da qualche altra parte. Arrigo Boito quando scriveva un palindromo appena trovato aggiungeva: "ovo novo" (come dire, ovetto di giornata); quando invece usava un palindromo altrui trova il modo di segnalarlo.
In una strofetta in cui parla dei gusti letterari del pubblico generico (che già nel 1894 lasciavano a desiderare) aggiunge una parentesi come disclaimer: "La turba brutal / (Aimè, non è mia!) / la turba brutal / amar libri birbi brama". Come dire che Boito rimpiange di non essere l'autore del bel palindromo sulla turba brutale, ma poi lo usa per dare un soggetto al bellissimo palindromo "amar libri birbi brama". Ah, continuate a leggere libri su sfumature di colore e sculacciate! Libri birbi, per la turba brutal! Io me ne sto qui con Boito che mi consiglia di voltarmi e uscire, usando linguaggio laconico: "ritroso sortir / ama/ e verbo breve".
Altri palindromi si possono trarre dalle lettere di Boito a De Roberto. All'inizio del 1897vuole blandirlo (perché gli piace poter dire: "recai piacer"), promettendo: "Anno dà donna" (si vede che De Roberto non batteva chiodo), ma allo stesso tempo lo ammonisce: "Omo ama donna, dama omo". Attenzione, perché in retrolettura il significato cambia: "Omo ama danno, dama omo". Si potrebbe forse dire che Boito ha inventato anche l'arte del falso palindromo: una frase che pare un palindromo e che in effetti si può leggere anche al contrario, ma non è proprio esattamente quella e cambia di senso. "Lo so io sol", diceva: quasi a confermarci che c'è un segreto dei palindromi che è alla portata di pochissimi. Ma anche questa è un'idea come un'altra. E l'idea, diceva Boito, è volatile: "Augel idea va, e dilegua". Applausi al Maestro.