Rampolli cerimoniosi.
Refrain di Celentano.
Rimedi omeopatici.
Campanula regalata.
Nomignolo volgare.
Le avete viste, le cinque dita?
È un gioco che può essere facile o meno facile da fare, facile o meno facile da risolvere. È lo stesso gioco di ieri, quando la parola alibi era celata in locuzioni come "infernali bicorni", "maiali bifronte", "animali bislacchi". Negli esempi di oggi le cinque dita si trovano tutte a cavallo di due parole, tranne il mignolo, che occupa la zona terminale di un nomignolo. Nel gergo dei rebussisti si dice che le prime quattro "chiavi" sono "cesurate", mentre l'ultima non lo è.
È un gioco abbastanza diffuso, ma non ha un nome. Sulla Settimana Enigmistica serve per le "Parole crociate pseudodefinite". Come ho già detto, riproduce un principio fondamentale del rebus. A volte lo si è chiamato "parole nascoste"; nei paesi anglosassoni si parla di buried words, e appunto "parole sepolte" è la denominazione usata da Giampaolo Dossena nel suo Il dado e l'alfabeto, dove fa anche l'esempio migliore del gioco: Alessandro Manzoni: romanzo. Dossena dice anche subito che in Italia il gioco non è molto praticato.
Non ho voglia di andare a controllare, ma penso che a questo tipo di sdoppiamento delle sequenze linguistice Ferdinand de Saussure si riferisse con il nome di "ipogramma", lettere "sotto". È un po' l'idea delle parole sepolte, ma non adotterei volentieri la dizione ipogramma perché è inutilmente tecnicistica e poi si confonde con lipogramma. Anni fa io avevo proposto sciarada parziale o semisciarada, ma non è che abbia ottenuto con questo una medaglia al valore. A me pare una storia bellissima, un po' triste e un po' no, che un gioco così elementare non abbia un nome. Ce l'ha la "doppia estrazione con unione d'estremi" e questo gioco così semplice non ha neppure un nomignolo volgare.